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"Paglialonga intimoriva i vicini", le parole del procuratore

Raccolte le testimonianze degli inquilini del condominio di via della Valle: "Hanno sentito urlare ma non sono intervenuti", dichiara il procuratore Massimo Lia sul delitto di San Rocco

Ad una settimana dall'omicidio di Lauretta Toffoli, gli inquirenti continuano nel minuzioso lavoro di indagine, cercando di raccogliere qualsiasi dettaglio utile per poter ricostruire quanto successo nella notte tra venerdì 6 e sabato 7 maggio. Nel frattempo Vincenzo Paglialonga, l'unico indagato per il fatto, resta in carcere. 

Il delitto di San Rocco

Le urla nella notte

Il procuratore Massimo Lia, intanto, conferma che le prime indicazioni emerse con l'autopsia sono compatibili con la ricostruzione fatta finora dagli inquirenti. «Al momento, rispetto a quella che è la nostra ricostruzione, convalidata dal Gip, le ulteriori evidenze che stiamo acquisendo ci portano nella stessa direzione. Comunque siamo in fase preliminare e tutte le ipotesi restano in campo, anche se ne abbiamo una principale». L’autopsia ha confermato più o meno l’orario della morte, «nella fascia oraria che combacia con quelle che sono le testimonianze dei vicini di casa che hanno sentito le urla della donna», dichiara Lia. E questo è uno dei punti sui quali si stanno concentrando gli inquirenti.  «Quello delle urla a cui non ha fatto seguito un intervento degli inquilini è un dato che purtroppo abbiamo rilevato, a fronte di dichiarazioni dei vicini di casa che hanno sentito la signora nel cuore della notte. Prendiamo atto del fatto che, nonostante ciò, nessuno abbia chiamato i soccorsi e andiamo avanti. Certo una sensibilità maggiore probabilmente sarebbe stata opportuna anche se probabilmente non avrebbe evitato il fatto, ma una chiamata alle forze di soccorso e dell’ordine sarebbe stata auspicabile». Per Lia sono tanti i fatti da tenere in considerazione, tra cui il fatto che «il soggetto incuteva un certo timore nei coinquilini», dichiara Lia riferendosi a Paglialonga.

Ulteriori accertamenti

Oggi sono stati conferiti gli incarichi per esaminare i cellulari sia del figlio della vittima, Manuel Mason, sia di Vincenzo Paglialonga. Inoltre, come ci ha confermato Piergiorgio Bertoli, avvocato difensore di Paglialonga, «saranno verificate anche le immagini della scheda tecnica della telecamera di una vicina di casa, per ricostruire quanto successo durante la notte». Passaggio fondamentale saranno le ispezioni che nei prossimi giorni saranno effettuati negli appartamenti della vittima e di Paglialonga: «accertamenti tecnici per rilevare ulteriori tracce, anche biologiche», conferma Lia. «Sono accertamenti - aggiunge l'avvocato della difesa Bertoli - che abbiamo richiesto anche noi: sono soddisfatto che la Procura abbia condiviso con me la necessità di un approfondimento, senza dare nulla per scontato. Insieme all'autopsia, la ricerca di Dna e di tracce di sangue sono elementi fondamentali per ricostruire la verità dei fatti, indispensabili anche per la difesa». Elementi importanti si cercano anche nei tabulati telefonici: Paglialonga, infatti, nel corso dell’interrogatorio di convalida, ha fatto riferimento a persone che lui avrebbe chiamato dando indicazioni in merito al Pm. «Gli accertamenti sul suo telefonino hanno il compito di riscontrare la veridicità delle sue affermazioni: se altre persone fossero state presenti quella sera bisognerebbe rivedere molte cose», ha affermato Bertoli. 

In carcere

Vincenzo Paglialonga, nel frattempo, rimane in carcere. «All'inizio si era avvalso della facoltà di non rispondere, poi in sede di convalida del fermo aveva parlato ma era molto confuso. In questi giorni l’ho trovato di nuovo in condizioni molto precarie dal punto di vista della salute. La terapia farmacologica che gli è stata prescritta prevede quattro fasi giornaliere, ma ho appreso che in carcere non gli viene somministrata se non in forma dimezzata e questo fa si che non sia completamente presente a se stesso», dice Bertoli. «L’ho ritrovato piuttosto confuso ma dobbiamo sgomberare il campo rispetto alle illazioni: non è un malato psichiatrico, ma ha problemi medici. In assenza di terapia o con terapia ridotta, una serie di sostanze tossiche gli colpiscono il cervello, causandogli un eloquio molto rallentato e abulia. Tutto ciò incide sulla sua capacità di ricostruire i dettagli di quanto successo quella sera». Per il Pm Lia, però, al momento non sussistono elementi per rivedere la misura detentiva di Paglialonga. «Sicuramente ha delle problematiche di natura fisica, con diverse patologie, ma nessuna incompatibilità con la detenzione. Se dovessero esserci problematiche saranno i servizi medici del carcere a segnalarcelo». 

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