Operazione nostalgia: le osterie chiuse raccontano la quarantena di Udine

Abbiamo fatto un breve viaggio in una Udine bellissima, nella luce di una primavera insolita, con poche macchine in giro e tante serrande abbassate, tra cui quelle delle osterie

L'ingresso dell'osteria Al Fagiano, con le sedie accatastate e la polvere sui tavoli esterni

Ce lo ripetiamo continuamente, questo sarà un periodo che ci ricorderemo per sempre e di cui si scriverà nei libri di storia. Ogni persona porterà con sé un ricordo diverso, un segno tutto suo. E così per i paesi e le città, che stanno vivendo questa emergenza sanitaria e le sue conseguenze in maniera diversa da luogo a luogo, accomunate da una ferita unica, ma con un tratteggio differente. Stiamo infatti riscoprendo il valore dei luoghi, quelli che non possiamo visitare a causa delle restrizioni, e stiamo riscoprendo cosa ci manca davvero, cosa ci caratterizza.

Udine è fatta del suo centro e della sua periferia che si scontra con i campi e quel desiderio di commercio, fatto di strade dove i centri commerciali e i supermercati fanno a gara a chi è più grande, chi è più fornito, chi è più nuovo. E in questo momento emerge il senso di identità, di appartenenza, quello che ci fa pensare a cosa ci manca davvero, a che tipo di socialità vogliamo tornare una volta che ci saremo lasciati alle spalle tutto questo. 

Senza voler peccare di presunzione e tralasciando i grandi (e giustissimi) discorsi sul post-pandemia, riteniamo di poter sancire un punto fermo che vale per tanti se non tutti i friulani: a mancarci e a caratterizzarci è la lentezza e la sincerità condivisa delle osterie. Un luogo simbolo, fatto di persone prima che dal vino, fatto di storie, di parole pesate e di silenzi e di imprecazioni che sanciscono un carattere unico. Il nostro. 

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Abbiamo dunque deciso di regalarvi un piccolo viaggio, sospeso tra la nostalgia e la speranza. Un viaggio in questo tempo epocale dove a rimenere chiuse sono state anche le osterie. Qui ce ne sono alcune del centro di Udine, con le serrande abbassate, le sedie capovolte, fotografate all'ora dell'aperitivo con la polvere che brilla al sole di queste giornate che, ammettiamolo, sarebbero state perfette per ritrovarsi in una qualsiasi di queste a scambiare quattro chiacchiere con gli amici di sempre o con quelli nuovi: perché una persona incontrata in osteria, per il tempo di un taj, può diventare un vero amico.

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