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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

Sulla “friulanità” di Udine, Fogolâr Civic replica alla Filologica

Il prof. Alberto Travain, leader del trentennale movimento culturale promotore di mille iniziative tese a rinnovare il senso del ruolo storico della città nei confronti del territorio, risponde alle gravi riserve del venerando ente in ordine alla situazione attuale

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

“...Udin, une citât ch’e à simpri fat di dut par jessi mancul furlane di ce ch’e je. Jo o dîs che il titul di 'capitâl dal Friûl' al va mertât, che nol è un dirit. Ise o no ise la capitâl dal Friûl? Si podarès discuti a dilunc. E je une citât ch’e à di cjapâ in man il so destin, e à di tornâ in prime linie, e à di dimostrâ cui fats e cun sieltis di prospetive di pensâ plui in grant e di podê rapresentâ dute la regjon”: a queste parole del presidente della Società Filologica Friulana, prof. Federico Vicario, pronunciate l'11 marzo 2018, durante l'annuale assemblea sociale ed avanzanti riserve sui titoli effettivi di Udine come capitale della friulanità, fa seguito ora una nota del presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” e del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, prof. Alberto Travain.

“Come dar torto ora al Presidente della Filologica quando obietta sull'effettivo ruolo di Udine come cosciente e coerente capitale del Friuli? In questi decenni, non il Comune, bensì il piccolo Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico 'Fogolâr Civic' nonché l'altrettanto minuscolo Circolo Universitario Friulano 'Academie dal Friûl', sovente osteggiati, snobbati, irrisi, isolati, anche tra il friulanismo governativo ovvero prezzolato, si sono liberalmente spesi nel tentativo di rilanciare, nel corpo vivo della società udinese contemporanea, il senso e l'orgoglio di una friulanità locale. Non il Comune ma i piccoli Fogolâr Civic e Academie dal Friûl hanno faticosamente avviato la tradizione dei festeggiamenti identitari urbani del 'Compleanno della Città'. Non il Comune bensì i piccoli Fogolâr Civic e Academie dal Friûl hanno, con più o meno successo, promosso un rifiorire dei borghi udinesi radicato nella migliore tradizione friulana locale. Non il Comune ma sempre i piccoli Fogolâr Civic e Academie dal Friûl hanno caldeggiato la rifondazione del massimo organo partecipativo della città ovvero l'Arengo cittadino, storica base politica dell'orgoglio popolare friulano della comunità locale e tema identitario caratterizzante una vera capitale regionale della partecipazione civica. Non il Comune bensì i piccoli Fogolâr Civic e Academie dal Friûl hanno testardamente promosso in mille campi il mito del padre della patria udinese e friulana Bertrando, patriarca di Aquileia eletto patrono civile urbano nonostante il voto contrario di gran parte dei friulanisti presenti in Consiglio municipale. Non il Comune bensì i piccoli Fogolâr Civic e Academie dal Friûl hanno per decenni sollecitato un'attualizzazione del progetto storico di una Udine 'nuova Aquileia', baluardo e raccordo civico regionale ed internazionale. Non il Comune bensì i piccoli Fogolâr Civic e Academie dal Friûl hanno per decenni tentato di rivitalizzare i temi fondanti e di attualità estrema di quella remota tradizione politica udinese che fece della città e dei suoi borghi un fulcro ed un portainsegne delle istanze di emancipazione delle popolazioni del territorio soggiogate dalle caste regionali. In tutti questi anni ed in queste imprese, però, i piccoli Fogolâr Civic e Academie dal Friûl, pur rammentado ora l'urbana presenza ora la rara collaborazione di qualche Amministratore, non ricordano sinceramente di avere incontrato sulla propria strada la Filologica. Forse c'è un motivo proprio strutturale.

L'oggi obliata ed un tempo proverbiale, biasimata e celebrata, irridicibilità degli udinesi, identità che i minuscoli Fogolâr Civic e Academie dal Friûl hanno in questi decenni a fatica riproposto come identità maestra, con il suo spirito democratico antico, partecipativo, mobilitativo, eversivo nei confronti dei poteri-prepoteri del territorio, sembra fare a pugni con l'opprimente conservatorismo che da sempre si respira in certi ambienti e che si espande ora a tutti i settori del friulanismo 'di palazzo' ovvero iscritto a pubblico foraggio, anche tra i circoli più sinistroidi. Insomma, se Udine riscoprisse la sua più remota e singolare matrice culturale friulana, se sapesse riprendere il cammino di una storia che ha potuto fare delle insegne bianconere auspicate bandiere di liberazione da tirannidi locali e forestiere, quella sua friulanità sarebbe facilmente invisa a parte significativa del Friuli, certamente alle sue consorterie e clientele, ma sarebbe amata, di nuovo, mitizzata dai tanti o pochi che per dignità a quelle stesse consorterie e clientele non intendono affatto piegarsi. Udine come Venezia di un tempo, ma infinitamente più credibile immagine di liberatrice delle popolazioni dai ceppi di una rinnovata servitù 'feudale' nei confronti dei potentati da strapaese oltreché delle più perniciose forze esterne o sovraordinate incombenti sul bene del Friuli? Per questo ci siamo impegnati nel corso di tre decenni. Su questo non cederemo! Udine deve ritornare 'Atene del Friuli', non 'Sparta'!”

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