Confartigianato Udine: 4 aziende su 10 temono di chiudere i battenti

Questo quanto emerge dal sondaggio condotto dall'ufficio studi dell'associazione di categoria. Tilatti:"La crisi sarà lunga, dovremo garantire sostegno e liquidità alle imprese"

Quattro artigiani su dieci temono di dover chiudere i battenti a causa dell'emergenza sanitaria ed economica in atto. A evidenziarlo il sondaggio online "Fase due: cosa si aspettano gli artigiani e le piccole imprese?" promosso dall'ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine, a cui è possibile ancora partecipare.

Le preoccupazioni

Secondo quanto emerge dal sondaggio, alla vigilia della fase due le imprese artigiane guardano al futuro con preoccupazione, anche se con molta voglia di ripartire. Niente illusioni, quindi, sul futuro a breve termine. Gli effetti del coronavirus saranno più pesanti sulle piccole, piccolissime e medie imprese, per cui si prevede una perdita annua stimata intorno al -42%. "La crisi – conferma Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato-Imprese Udine – durerà tutto quest’anno e con grande probabilità investirà anche una parte del prossimo. A 12 anni dal 2008 ci ritroviamo impantanati in una nuova fase di difficoltà, se possibile ancor più subdola, che imporrà una ristrutturazione del modello economico e in generale un ripensamento delle dinamiche globali".

Il sondaggio

L'indagine, avviata il 10 aprile scorso, durante la prima settimana ha visto la partecipazione di 549 imprese della provincia di Udine, per la maggioranza artigiane. Si tratta di un campione significativo che ha consentito al responsabile dell’Ufficio studi, Nicola Serio, di disporre una fotografia aggiornata degli effetti che sta avendo l’epidemia sulla popolazione delle imprese artigiane nonché sulle attese che quest’ultima ha a proposito della fase 2. Il campione di rispondenti ha in media un fatturato di 220mila euro e 3,9 addetti, la metà ha almeno un dipendente. Il 16% è localizzato nell’Alto Friuli, il 19% nel Basso Friuli, il 16% nel Friuli Occidentale, il 22% nel Friuli Orientale e il 27% nella zona di Udine (16% nel capoluogo).

Calo del fatturato

Per le imprese del campione, il fatturato di marzo 2020 ha fatto segnare un calo di circa 5,5 milioni di euro, -60% rispetto all'andamento normale, con una contrazione media di 10mila euro per azienda. Allargata al 2020 la prospettiva non migliora: la previsione delle imprese è infatti di una perdita di giro d’affari per circa 45 milioni di euro (-42%), equivalenti a oltre 82 mila euro di calo per ciascuna impresa. "Questo calo – afferma il presidente Tilatti – non potrà essere compensato con l’aumento del prezzo all’utente finale e si tradurrà in una diminuzione degli affari e dei posti di lavoro. Per questo, sarà fondamentale garantire alle imprese un accesso al credito facilitato. Serviranno risorse e poca burocrazia. La Regione – prosegue il presidente Tilatti – sotto questo profilo si è già mossa per mettere a disposizione strumenti di accesso al credito, utili agli artigiani ma più in generale a tutte le piccole imprese, finalizzati a garantire liquidità, investimenti e interventi di equity per il rafforzamento della patrimonializzazione. Insomma, la cassetta di attrezzi creditizi alla quale abbiamo lavorato insieme all’amministrazione regionale per mesi promette oggi di fare la differenza, pronta al debutto nel pieno della pandemia".

Licenziamenti

Per quanto riguarda la manodopera, il 47% delle imprese con dipendenti non ha fatto segnare alcuna perdita di manodopera in questa prima fase di emergenza, il 14% dichiara che "sarà costretto a licenziamenti se non si riparte in tempi brevi", il 39% segnala una diminuzione dell’occupazione, temporanea nel 37% dei casi e definitiva per il 2% delle aziende. Sul fronte degli strumenti messi a disposizione alle istituzioni, Tilatti promuove la Regione mentre "il Governo è ancora in navigazione. Finalmente Conte ha compreso la necessità di portare i 600 euro a 800 euro riconoscendo alle imprese almeno pari dignità rispetto ai percettori del Reddito di cittadinanza. L'intervento, seppur apprezzato, resta tuttavia ben lontano dalle esigenze reali delle aziende  italiane. Speriamo che questa emergenza – conclude Tilatti – ​abbia almeno un effetto positivo e spazzi via la strabordante burocrazia che negli ultimi anni ha zavorrato il Paese".

Quanto durerà?

Sempre secondo i dati del sondaggio, il 20% degli imprenditori della provincia di Udine è ottimista e pensa che la crisi economica, al termine dell’emergenza sanitaria, si farà sentire al massimo per tre mesi. Al contrario, Il 60% degli intervistati è pessimista e crede che gli effetti della crisi si faranno sentire per oltre un semestre. Sentiment peggiore rispetto ai colleghi del vicino Veneto, dove ad analoga domanda, la percentuale di artigiani che ha risposto prevedendo oltre 6 mesi di rallentamento è significativamente più bassa (-40%). In provincia di Udine il 29% prevede addirittura che la crisi si protrarrà per più di un anno contro il 13% dei colleghi veneti.

Chiusura?

Per quanto riguarda il rischio chiusura della propria azienda, molti degli intervistati lo ritengono concreto. Se ben la metà delle imprese che ha partecipato al sondaggio dice di non aver preso in considerazione l’ipotesi di chiudere per la crisi provocata dall’emergenza coronavirus, ben 4 imprese su 10 dichiarano invece che potrebbero addirittura abbassare la saracinesca se l’emergenza non finisce entro 6 mesi.

Digitalizzazione

Cosa ne pensano gli artigiani, invece, sulla rivoluzione digitale? Tra i cambiamenti indotti dall’emergenza sanitaria, il più importante, in termini percentuali, è stato l’utilizzo di piattaforme e app per videoconferenze (23%), seguito dall’utilizzo dello smart working o telelavoro (14%) e dall’avvio di vendite a distanza o consegne a domicilio che prima non venivano fatte (9%).

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Richieste

Chiamati a fare delle richieste alla politica e alle associazioni imprenditoriali, gli intervistati, in prevalenza (45%), si sono espressi con cautela sulla riapertura chiedendo però un programma chiaro per le fasi 2 e 3: quasi la metà del campione insomma non punta a strappi né a fughe in avanti, ma chiede di avere un panorama chiaro, certo, così da potersi organizzare per tempo e arrivare pronto ai blocchi di ri-partenza. Il 31% è invece favorevole all'immediata apertura per le aziende di tutti i settori sospesi, mentre il 18% ritiene che sia necessario riaprire parzialmente le aziende oggi sospese, limitando i contatti col pubblico.

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