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Stress, capricci e regressione: il racconto di una mamma con due figli in quarantena

Tra i grandi assenti nelle comunicazioni istituzionali continuano ad esserci le famiglie e i bambini: uno studio rileva che più della metà dei bambini sono irritabili

Un bambino che guarda il mondo dal suo giardino

All’inizio sembrava dover durare qualche giorno, un paio di settimane al massimo. Ma già il pensiero di molti genitori era “e adesso come faccio”. Ora che i giorni sono diventati settimane e le settimane si sono sommate fino a diventare mesi, anche i pensieri si sono accavallati gli uni sugli altri prendendo la forma di preoccupazioni concrete. Nelle famiglie dove ci sono bambini di diverse età, all’iniziale ansia pratica, relativa alla gestione dei figli, si sommano quella economica (se i genitori non lavorano c’è un evidente problema di mantenimento del nucleo familiare) e quella educativa.

Lo studio

Quello che sta succedendo ai bambini e ai ragazzi è molto soggettivo, contestualmente a età, tipologia di nucleo familiare e luogo abitativo. L’IFOS Centro Studi per la famiglia - Sezione Stress, Traumi e Supporto psicologico per Emergenza COVID 19, - con la collaborazione dello psicologo e psicoterapeuta Luca Pisano e del ricercatore Luca Cerniglia, ha curato una ricerca che ha coinvolto 5989 genitori. Dall’analisi dei dati è allora emerso con chiarezza che durante il primo mese di quarantena la pandemia ha avuto un importante effetto sulla psiche dei bambini.

I dati

Un bambino su quattro (26,48%) ha manifestato il sintomo regressivo della richiesta di vicinanza fisica ai genitori durante la notte e quasi uno su cinque (18,17%) paure che prima non aveva mai avuto. Metà dei bambini (53,53%) ha manifestato maggiore irritabilità, intolleranza alle regole, capricci e richieste eccessive, e uno su cinque cambiamenti di umore (21,17%) e problemi del sonno tra cui difficoltà di addormentamento, agitazione e frequenti risvegli (19,99%). Uno su tre (34,26%) nervosismo nei confronti della pandemia quando in casa o in TV si parla del coronavirus oppure per via delle restrizioni. Quasi uno su tre (31,38%) è sembrato più calmo e tranquillo e uno su due (49,57%) più saggio e riflessivo. Quasi tutti (92.57%) sono sembrati in grado di adattarsi alle restrizioni determinate dalla pandemia anche se uno su due (43,26%) è apparso maggiormente svogliato rispetto alle attività che svolgeva prima della pandemia tra cui giocare, studiare, ordinare i giochi.

La testimonianza

Una mamma di due bambini, una di 5 anni e uno di 2 e mezzo, ci ha raccontato di come il più piccolo, in età da nido, in questo periodo sia «cresciuto molto, parlando meglio, perché più stimolato direttamente da me e suo padre e dalla sorellina maggiore». Nel caso di bambini così piccoli, ad esempio, non c’è la stessa richiesta di rivedere i compagni di asilo e le educatrici.

«Nel caso di bambini che frequentano la scuola dell’infanzia la reclusione è stata più pesante: paradossalmente l’eccesso di libertà di gioco e di televisione ha portato alla noia. Il fatto che i bambini, oltre al gioco libero, non abbiano il tempo per il gioco organizzato, con tempi scanditi e regole, li sta destabilizzando».
La noia, ci racconta questa mamma udinese, induce i bambini «a cercare sempre qualcosa di nuovo che spesso è abbandonare i giochi loro per usare cose dei grandi, cose di cucina, oggetti inusuali per giochi che sostituiscano la totale mancanza della socialità. Mia figlia di 5 anni chiede ogni giorno dell’asilo e dei compagni. Ogni giorno fa un pianto di sfogo e, se i primi periodi erano gestibili, adesso è diventata sempre più intrattabile, nervosa, capricciosa e piagnucolosa. È in atto una regressione, perché se da un lato è venuta meno l’educazione delle maestre, dall’altro il fatto di passare più tempo con noi genitori paradossalmente li spinge a essere ancora più attaccati a noi e a richiedere continuamente attenzioni».

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