Il risveglio di Udine, come ha vissuto la città la ripartenza delle attività

Il centro storico pieno di gente che ha voluto godersi la ripartenza: quasi tutti i bar aperti, un sole che invogliava lo star fuori di casa, ma ancora tante criticità

Via Cavour a Udine

Il sole è il miglior amico degli esercenti. Il secondo è la voglia di uscire. Questa mattina Udine era allegra e vivace, una Udine quasi insolita dove si mescolavano giovani donne in vestiti leggeri, signore con i piumini in cotone, uomini in giacca e cravatta e ragazzi in calzoncini corti. A parificare tutti, le mascherine: accessorio democratico stagione primavera/estate 2020. A vincere, complice le temperature che strizzavano l'occhio, i tavolini esterni dei bar. Distanziati, sanificati e a norma. Ma pieni. A girovagare per il centro anche le pattuglie di carabinieri, polizia di stato e municipale: il mantra è parso però, almeno per oggi, "si guarda ma non si tocca".

Non è tutto oro quel che luccica

Vedere Udine viva - "più di prima", ha azzardato qualche avventore - è stato quasi commovente. Ma un occhio attento ha notato più di qualche seranda abbassata. Osteria da Pozzo, Pieri Mortadele, Caffè Hausbrandt, Caffè Commercio, Caffè Mercerie, Dolcemente Amici, Taglaito col Coltello sono solo alcuni dei bar che oggi non sono riusciti a riavviare l'attività. Altri negozi al dettaglio hanno scelto la stessa strada: aspettare, organizzarsi e ripartire tra qualche giorno.

L'allarme

Primo giorno di “fase 2” per il capoluogo friulano, dove però non tutte le serrande si sono alzate. «Anche se non è ancora facile parlare di stime precise – ha sottolineato Marco Zoratti, presidente di Confesercenti Udine – credo che, come da previsione, circa il 20-30% degli esercizi commerciali del centro cittadino abbia deciso di non aprire, per ora. Quella inaugurata il 18 maggio – ha proseguito Zoratti - è una primissima fase di sperimentazione per commercianti e ristoratori». Passeggiando fra le vie del centro di Udine si può già notare come tutti si siano organizzati al meglio delle proprie possibilità, nel rispetto delle norme. C’è chi ha trovato le più diverse soluzioni, certamente per rispettare le regole, ma soprattutto per garantire la sicurezza dei clienti e del personale. E proprio sulla sicurezza di tutti ha voluto porre l’accento Zoratti: «Ormai lo abbiamo capito, per il bene comune, dovranno sempre essere evitati gli assembramenti. Per raggiungere questo obiettivo sarà dunque determinante una costante collaborazione fra i esercenti e gli clienti». E proprio la risposta degli avventori resta ancora un’incognita, ma una cosa è certa: «Ci vorrà del tempo per trasformare le nuove modalità in consuetudine e analizzare le ripercussioni che le regole anti-contagio avranno sul volume d’affari di negozi al dettaglio, bar e ristoranti, ma la cosa importante era ripartire». Altro punto non trascurabile, secondo il presidente di Confesercenti Udine è la "questione sanificazione": «Gli ambienti dovranno essere puliti con frequenza e in maniera accurata, ma non parliamo certamente di una igienizzazione da sala operatoria. Mi sento dunque di consigliare di evitare la spasmodica ricerca di soluzioni "miracolose"; ma di utilizzare prodotti di soluzione idroalcolica per le mani e, per le superfici di contatto, ipoclorito di sodio (candeggina) o etanolo al 70%. Prassi, peraltro, già presenti nei manuali dell'HACCP».

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