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"Il Comune attacca la dignità e il diritto dell’autodeterminazione delle donne"

A parlare è il consiglio direttivo del Fvg Pride, associazione di volontariato che nel 2017 ha organizzato il primo Pride in Friuli Venezia Giulia, con la manifestazione di Udine

Continua la discussione intorno all'odg firmato da Giovanni Govetto e da Enrico Berti, entrambi consiglieri di Forza Italia in Comune a Udine, rispetto ai finanziamenti ad associazioni che si occupano di sostegno alla vita e al lavoro casalingo. Dopo le critiche mosse dalle consigliere del partito democratico, a parlare è anche il consiglio direttivo del Pride Fvg, che commenta anche la scelta del Comune di pubblicare un opuscolo in occasione dell'8 marzo. 

«Con acre sdegno e delusione profonda, l'Associazione FVG Pride ODV condanna fermamente le recenti azioni intraprese dal Comune di Udine, azioni che hanno il non troppo velato intento di minare la dignità e il diritto di autodeterminazione delle donne e di finanziare con denaro pubblico politiche e realtà antiabortiste. L'operato della giunta udinese è tanto più grave e vergognoso perché tutto ciò accade proprio l'8 marzo, giornata in cui si dovrebbero celebrare i difficili traguardi che le donne sono riuscite, a fatica, a raggiungere», si legge in una nota divulgata dal direttivo dell'associazione friulana.
Il primo attacco alla dignità delle donne, secondo l'associazione, proviene dall'opuscolo Sicura sempre, «opera a due mani dell'Assessorato alle Pari Opportunità e della Polizia di Stato, diffuso online sul sito istituzionale del Comune. Lo scopo della pubblicazione sarebbe quello di «imprimere maggiore sicurezza alle donne» e «permettere di guardare alla sicurezza come a un obiettivo possibile, un obiettivo da raggiungere anche e soprattutto attraverso un atteggiamento consapevole e positivo che ciascuno di noi può assumere», se non fosse che il risultato è quello di colpevolizzare le donne».

Per il coordinamento del Fvg Pride, «Ci si dimentica, infatti, che se le donne vengono aggredite, è perché ci sono aggressori ed è su questi che dovrebbero concentrarsi gli sforzi sia dei tutori dell'ordine, sia delle politiche sociali. Quello che Sicura sempre comunica, con un tono fastidiosamente paternalistico, è l'immagine di una donna vista come oggetto passivo destinato già a essere vittima, una donna incapace di difendersi». 

In questo quadro si inserisce anche l'approvazione della proposta, avanzata dai consiglieri di Forza Italia Enrico Berti e Giovanni Govetto durante la discussione del Documento Unico di Programmazione 2021/2023, per la quale sarà istituito un tavolo di lavoro sulla natalità "al fine di contrastare il preoccupante problema sociale del calo demografico", «con la quale però si intende finanziare l'operato di associazioni clericali antiabortiste. La mozione parte con premesse fallaci e prive di qualsiasi evidenza statistica, come per esempio l'affermazione per cui il calo demografico sarebbe dovuto "all'instabilità dei rapporti familiari, all'assenza di importanti politiche organiche e fiscali volte a rafforzare le decisioni a favore della vita" (suggerendo quindi che la colpa sia della politica che non vieta le interruzioni volontarie di gravidanza), per poi continuare con premesse tendenziose di cui la scienza ha dimostrato la falsità e, ancor di più, la verità dell'antitesi», affonda la nota stampa.

«Per i signori di Forza Italia "è dimostrato che la bassa natalità sia connessa alle povertà e alle insicurezze: alla povertà educativa, alle maggiori difficoltà di raggiungere la sicurezza economica", quando invece è vero – e scientificamente dimostrato – esattamente l'opposto: tanto più una popolazione è ricca e tanto più alta è l'istruzione media, tanto più basso è il tasso di natalità».

«L'acme della tendenziosità si raggiunge tuttavia nelle considerazioni finali in cui si afferma che "la vita e le politiche sulla natalità devono rappresentare una premessa, una priorità, rispetto alle altre politiche nell'osservanza dei principi costituzionale (sic) e dell'ordinamento normativo vigente": una clausola che si commenta da sola, in quanto auto-contraddittoria (ricordiamo infatti che l'interruzione volontaria di gravidanza è un diritto di ogni donna riconosciuto dalla legge) e in quanto, con una pandemia che non cessa di infierire, le scuole chiuse, le imprese e le attività in condizioni sempre più precarie, Govetto e Berti certificano che le priorità del Comune di Udine sono le politiche antiabortiste.
Ma se su 101 mila posti di lavoro persi in quest'ultimo anno 99 mila sono di donne, forse non è l'aborto il problema alla natalità, ma la mancanza di uno stato che sostenga nella scelta di diventare genitore, che sostenga le donne che in grande maggioranza ancora subiscono mobbing se desiderano un figlio. Se avere un figlio vuol dire mettersi in lista per l'asilo nido ancora prima di concepirlo, 300 posti negli asili nido di Udine - seppur aumentati in questo ultimo anno - di certo non sono una sicurezza, soprattutto considerando il prezzo delle rette». 

Infine, il commento del direttivo del Fvg Pride sul voto dei consiglieri comunali all'ordine del giorno: «Ancora più vergognoso è il fatto che tale mozione sia passata con i soli voti contrari di sei appartenenti al gruppo PD di minoranza (Venanzi, Del Torre, Rosso, Paviotti, Meloni e Martines) e di due appartenenti alla maggioranza (Bortolin e Pizzocaro). Per l'Associazione FVG Pride è chiaro che il Comune di Udine intende ostacolare ulteriormente il diritto duramente conquistato delle donne a decidere sui propri corpi, preferendo invece rafforzare e riproporre il modello di donna moglie e madre, incapace di poter parlare per sé, di difendersi e di affermare la propria volontà e individualità».

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