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Immagine d'archivio

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«Abbiamo perso il 95% del fatturato, ci consola solo la neve caduta», lo sfogo degli operatori della montagna del Fvg

Circa 15 mila persone si erano già registrate nei giorni scorsi sul sito che permette il rilascio dello ski pass online per poter sciare in montagna

Dopo il dietrofront del Governo in merito all'apertura degli impianti sciistici, arriva la reazione dei lavoratori del mondo della montagna del Friuli Venezia Giulia. Proprio ieri mattina il governatore Massimiliano Fedriga aveva emesso un'ordinanza che determinava la riapertura il 19 febbraio, e poi lo stop imposto dal ministro Roberto Speranza fino al 5 marzo. Per titolari di baite, rifugi, hotel e altre strutture, il tira e molla è stato devastate: nel week end, sui monti del Friuli Venezia Giulia, molti avevano già registrato centinaia di prenotazioni e richiamato il personale dalla cassa integrazione. Lo riporta l'Agenzia Dire.

Lo sfogo

«Tante persone - spiega alla Dire Teodoro Caldarulo, gestore della baita Goles, sul monte Zonzolan, in provincia di Udine - si erano già assicurate i pernottamenti per sciare i prossimi giorni. E naturalmente ci eravamo organizzati anche con il personale. Consideriamo che finora abbiamo perso il 95% del fatturato della stagione. L'unica consolazione è che, considerando la tanta neve caduta, si possa lavorare fino a Pasqua, almeno per recuperare parte degli incassi persi. E speriamo davvero sia cosi». Con gli impianti di risalita chiusi i gestori organizzano passeggiate e altri eventi, ma che comunque non riescono a sopperire alla mancanza di sciatori. «Chiediamo al nuovo Governo - sottolinea il governatore - di cambiare sistema, perchè evidentemente questo è un risultato fallimentare, vista la decisione dell'ultimo momento». In Friuli Venezia Giulia  - continua la nota dell'Agenzia Dire - circa 15 mila persone si erano già registrate nei giorni scorsi sul sito che permette il rilascio dello ski pass online. 

La decisione

La decisione di prolungare la chiusura degli impianti fino al 5 marzo è arrivata dopo un confronto tra il Comitato tecnico scientifico e il Ministro Spernaza che ha firmato l’ordinanza. Questo provvedimento deriva dall'analisi dei rischi correlati al diffondersi delle varianti del covid, in particolare a quella inglesa: il Cts ha stabilito che al momento, in Italia, non ci sono le condizioni per allentare le misure restrittive in vigore, demandando la decisione al ministro. 

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