Omicidio Lignano: Lisandra rifiuta di parlare di fronte al giudice

La giovane cubana è comparsa oggi di fronte al GIP Paolo Lauteri, che già in giornata potrebbe decidere sulla convalida del fermo e sulla misura cautelare richieste dal PM Claudia Danelon

Come riferisce l'ANSA è durata circa mezz'ora l'udienza di convalida del fermo di Lisandra Aguila Rico, accusata di omicidio pluriaggravato e rapina ai danni di Paolo Burgato e Rosetta Sostero. La giovane si è avvalsa della facoltà di non rispondere, richiamandosi però alle dichiarazioni già rese nell'interrogatorio in caserma a Udine davanti al Pm. Il Gip Paolo Lauteri si è riservato la decisione sulla convalida e sulla misura cautelare chiesta dal Pm. Potrebbe sciogliere la riserva già in giornata.

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LE CONFESSIONI DURANTE L'INTERROGATORIO

Ha ricostruito le violenze efferate di quella notte maledetta, quando Paolo Burgato e Rosetta Sostero furono uccisi in casa a Lignano Sabbiadoro. Lisandra Aguila Rico, la 21enne cubana accusata di aver commesso il duplice delitto insieme al fratello Reiver, ha confessato davanti ai pm.
Le torture sarebbero scattate dopo che le vittime avevano riconosciuto gli aggressori. "Quando ho detto a mio fratello che non riuscivo a tenere ferma la signora, lui ha perso la testa e ha iniziato a picchiarli. Poi ho preso il coltello e li ho sgozzati". Queste le parole di Lisandra, secondo quanto raccontato dal Corriere della Sera.

La confessione è agghiacciante: "Reiver cominciò a dare botte anche alla signora, a quel punto anch'io persi la testa: presi un coltello e tagliai la gola prima al signor Burgato e poi alla signora".

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Dopo l'identificazione della ragazza cubana grazie alla prova del Dna fatta anche alla madre (estranea alla vicenda), i due fratelli (nella foto) sono accusati di omicidio plutiaggravato e rapina. E non c'è ancora traccia di Reiver, fuggito a Cuba.

Nel frattempo, gli inquirenti stanno vagliando alcune telefonate tra i due, registrate dai carabinieri. In una, in particolare, Lisandra telefona al fratello scappato nell'isola e gli dice del campione di Dna fatto alla madre. "Stai tranquilla, non possono arrivare a noi", le risponde il 24enne. Ma è una telefonata successiva a costituire un elemento forte per la procura. "Scappa via, scappa via", gli suggerisce il giovane. Lisandra si interroga: "Come fanno ad avere le impronte se avevamo quelle cose alle mani?", dice riferendosi ai guanti usati quella sera.

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