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Giulio Regeni, cancellati i tabulati e le immagini delle telecamere

Materiale che sarebbe stato decisivo per capire gli spostamenti del giovane ricercatore è andato completamente perso. Nel frattempo emerge la testimonianza di un amico, interrogato al Cairo nel giorno del ritrovamento del ragazzo

Niente più immagini del sistema di videosorveglianza della metropolitana del Cairo. I filmati dello scorso 25 gennaio, giorno della scomparsa di Giulio Regeni, lungo il convoglio che viaggiava nei pressi della stazione di El Behoos, quella vicino alla casa in cui viveva il ricercatore friulano ucciso in Egitto, non sono più disponibili. Come confermato dal procuratore di Giza, incaricato delle indagini in loco, si sono autocancellate, andando definitivamente perse. I frame sarebbero stati decisivi per ricostruire orari e movimenti del ragazzo.

MANCANO ANCHE I TABULATI. Non solo sono andate perse le importanti immagini della metro ma, come riporta Il Corriere, gli investigatori italiani non sono sono riusciti neppure ad ottenere il traffico telefonico che ha interessato le celle attorno all'abitazione di Regeni e al fosso alla periferia de Il Cairo in cui fu ritrovato privo di vita. I documenti trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma sono alquanto lacunosi. A disposizione del pm Colaiocco ci sono solo i tabulati telefonici relativi al 25 gennaio. Tutto il periodo precedente manca.

L’AMICO FUGGITO. Lo scorso 8 febbraio, un aereo riporta in Italia dal Cairo un amico di Giulio Regeni, secondo quanto sostiene Repubblica. Il giovane, che la procura di Giza vorrebbe sentire, ha avuto modo di ricostruire, nella testimonianza resa ai nostri investigatori, dettagli cruciali per comprendere cosa è accaduto prima dello scomparsa di Giulio e dopo il ritrovamento del suo cadavere. Il ragazzo è stato convocato la sera del 3 febbraio nella stazione di polizia di Dokki, a qualche centinaio di metri da dove Giulio viveva. In quel momento non sapeva ancora che il corpo del suo amico era stato ritrovato poche ore prima su un cavalcavia del quartiere 6 ottobre. La polizia egiziana aveva però urgenza di sentirlo. Lui e tutte le persone a Giulio più vicine. «Seppi quella sera della morte di Giulio - ha raccontato il ragazzo ai nostri investigatori in una lunga testimonianza -. Me lo comunicarono nella sala d'attesa del commissariato. Mi avevano convocato "per farmi alcune domande". Mi interrogarono in sei, forse sette. Non c'erano magistrati. Cominciarono a chiedermi di Giulio, dei suoi studi, delle sue relazioni al di fuori della ragazza con cui stava, se facesse uso di sostanze stupefacenti».

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