1915-2015: Il Fogolâr Civic onora le vittime degli eccidi italiani nella contea di Gorizia e Gradisca

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

"Il Fogolâr Civic al onore lis vitimis civîls di Vilès e Idresc dal 1915 par onorâ dutis lis popolazions di confin dal mont vitimis dai Stâts confinants. Vive la pâs tra i popui de Mittel-Europe e sô mari Aquilee!" (trad. it. "Il Fogolâr Civic onora le vittime civili di Villesse e Idrsko del 1915 intendendo così onorare tutte le popolazioni di confine al mondo vittime degli Stati confinanti. Viva la pace tra i popoli della Mitteleuropa e sua madre Aquileia!"). Questo - in lingua friulana, idioma di leggendaria sintesi del Vecchio Continente riferito al mito di fondazione cesariana di un suo pur martoriato crocevia -, dunque, il messaggio inviato dal Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico "Fogolâr Civic", retto dal prof. Alberto Travain, ai Primi Cittadini di Villesse e Kobarid (Caporetto - Slovenia) nei giorni del centenario dell'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra in memoria di quella che fu la tragedia delle genti locali della storica, plurietnica, contea austriaca di Gorizia e Gradisca, Europa in miniatura co-erede delle glorie dell'antico patriarcato internazionale di Aquileia, piccolo compendio dell'universo mitteleuropeo di lingue e culture. "Del reggimento il terzo battaglione / passò a Villesse, un paese vicino. / Qui senza colpa, e contro ogni ragione / vi fucilarono più di un cittadino. / Per opra di un maggior come Nerone / spietato, empio, feroce ed assassino. / Ed atterrita la popolazione / rimase che crudele il lor destino / Non si placò quell'alma inferocita / con le preghiere, coi pianti e lamenti / che a chi volle, fé toglier la vita": questi versi, memoria di un soldato italiano, Francesco Giuliani, sui fatti di Villesse del 29 e 30 maggio 1915, sembrano davvero non lasciare dubbi riguardo alle intenzioni di certi comandanti del sedicente esercito di liberazione sabaudo, responsabili attivi o passivi di violenze, saccheggi, fucilazioni e deportazioni nei territori definiti "irrendenti". Giuseppe Cappello, Antonio Marega, Daniele Montanari, Giulio Portelli, Severino Portelli, Francesco Zampaz e ancora, Alojz Faletič, Ivan Fratnik, Jožef Kurinčič, Jakob Maligoj, Matija Smrekar, Matija Sokol: sei Friulani e sei Sloveni esemplarmente travolti dal criminale arbitrio di ufficiali e militi di un'armata italiana in cui non pochi potevano essere reduci degli obbrobriosi eccidi di civili compiuti qualche anno prima durante la guerra coloniale intrapresa per la conquista della Libia: "O Friulani o Arabi fa lo stesso!" pare si sia pensato tra le file dei "liberatori", insospettiti anche dall'alterità di lingua. Ecco allora, ad esempio, le fucilazioni indiscriminate di Villesse (29-30 maggio 1915) e di Idrsko (4 giugno 1915). Commosso e furente, dopo cento anni anche il Fogolâr Civic euroregionalista con sede a Udine non trova parole per condannare adeguatamente una "liberazione" che fu "invasione" non solamente sul piano giuspolitico ma anche nello spirito e nei comportamenti: invasione cui presto sarebbe seguita anche un'italianizzazione forzata di realtà mistilingui e peculiarità da tempo immemorabile raccordate attorno a principi di unità interetnica risalenti ai migliori fasti dell'Impero romano. Invasione, non liberazione: anzi, invasione omologatrice, quindi, lesiva della "missione", della dignità e della massima gloria del più bel crocevia di nazioni all'ombra del possente campanile della basilica patriarcale di Aquileia!

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