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L'interno del duomo di Santo Stefano

L'interno del duomo di Santo Stefano

La Caritas bacchetta il sindaco e lui le fa sparire i volantini dalla chiesa

Campagna elettorale più che vivace a Buja dove il primo cittadino uscente - e candidato per un nuovo mandato - Stefano Bergagna ha dato vita a uno strano siparietto assieme al suo vice Calligaro

Messa in Duomo a Santo Stefano di Buja domenica mattina. Quella delle 8, la prima. La funzione è finita da poco. All’interno dell’edificio ecclesiastico entrano due persone, dirigendosi verso il luogo dove vengono depositati i fogli informativi delle varie associazioni che orbitano nella sfera cattolica. Fra questi anche quelli della Caritas locale, che vengono individuati - sono circa 200 - e portati via in tutta velocità. Il motivo? Per comprenderlo bene bisogna prima rivelare l’identità dei due individui - che sono il sindaco in carica Stefano Bergagna, candidato per il secondo mandato, e il suo vice Giovanni Calligaro - e poi fare un piccolo passo indietro. 

FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ. Riavvolgendo il nastro si torna al martedì precedente, il 30 maggio, quando le pagine di provincia del Messaggero Veneto ospitano lo stesso Bergagna, che dice la sua sulla mancata convenzione con lo Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che la Prefettura ha proposto nei confronti di diversi enti locali.

«Il Comune deve già pensare alle 40 famiglie in difficoltà che ci sono sul territorio, prima di provvedere ai richiedenti asilo».

LA RISPOSTA. La considerazione, a quel punto, scatena la reazione della Caritas locale, che replica con una lettera aperta del suo direttore, Maurizio Missio, dove si sconfessano azioni dell’amministrazione per quello che riguarda famiglie in dificoltà. «Il sindaco parla di una quarantina di famiglie in difficoltà - argomenta Missio - ma aldilà della presa d’atto della situazione qual è stato in questi anni il contributo del Comune su questo fronte? Quante risorse ha messo a disposizione?». 

LA REPLICA DI BERGAGNA: «MACCHEÉ 200 VOLANTINI, SARANNO STATI AL MASSIMO 7! CAMPAGNA ELETTORALE COSTRUITA SUL FANGO»

LA MESSA DELLA DOMENICA. Il volantino con la missiva viene così lasciato in chiesa per le messe del 4 giugno, allo scopo di poter rispondere a quanto pubblicato sul quotidiano locale. Bergagna però, venuto a sapere della cosa, non sembra gradire e - assieme al suo vice Calligaro - entra in duomo e si porta via tutto quanto di gran carriera, probabilmente per fare in modo che nessuno dei fedeli possa leggere. Anche questa è campagna elettorale.  

Il volantino incriminato

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