Il Popolo della Famiglia alla caccia di firme per il "reddito di maternità"

Annunciata la raccolta firme anche in città per arrivare a quota 50mila per dare sostegno alla proposta di legge presentata

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

Il Popolo della Famiglia raccoglie firme per il "reddito di maternità", la proposta di legge di iniziativa popolare presentata il 28 novembre scorso in Corte di Cassazione. A febbraio è stato superato il traguardo delle trentamila sottoscrizioni certificat. L'organizzazione politica ha annunciato per il mese di marzo una “mobilitazione straordinaria” per raccogliere nei prossimi quattro fine settimana le firme mancanti per toccare il traguardo delle 50mila firme richieste.

Le firme

“Le norme ci consentono di proseguire la raccolta fino al 27 maggio, sei mesi dopo il deposito in Cassazione, ma visto l’entusiasmo della cittadinanza che ha affollato i nostri banchetti toccheremo il traguardo necessario con due mesi di anticipo. Poi proseguiremo per sommergere le Camere con centocinquantamila firme, il triplo di quelle richieste dalla legge. La denatalità è la prima tragedia nazionale e il Parlamento non ha fatto assolutamente nulla per combatterla. La spinta arriverà dal popolo” dichiara Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia, che avvierà il primo dei quattro fine settimana di mobilitazione straordinaria da Viterbo, la città dei Papi, con accanto il vescovo: “I cristiani tornano protagonisti con una proposta concreta sostenuta anche da molte persone di buona volontà che cristiane non sono. Un esempio di come lanciare ponti che uniscano, partendo da valori fondamentali come la vita, la famiglia, i veri diritti delle donne”.

La legge

Il reddito di maternità verrà riconosciuto, se la proposta dovesse passare in Parlamento, a tutte le donne che al momento della nascita di un figlio non possano contare su altri redditi e intendano dedicarsi in via esclusiva alla crescita e alla cura della prole: si tratta di una indennità esentasse di mille euro al mese per i primi otto anni di vita del figlio, rinnovabili alla nascita del secondo figlio, vitalizi in caso di quattro figli o di nascita di un figlio disabile. Adinolfi spiega: “Da dove prenderemo i soldi? Dall’abrogazione del reddito di cittadinanza, che è una misura assistenziale che non genera ricchezza. Il reddito di maternità è invece un investimento sulla famiglia e sulla natalità, non è assistenza, è riconoscimento di un diritto fondamentale delle donne: quello alla cura dei figli. E in una stagione in cui figli non se ne fanno più, la maternità assume una funzione sociale che va riconosciuta, perché le mamme non sono donne di serie B se intendono dedicarsi in via esclusiva alla crescita dei figli. Sono eroine benemerite in una società che altrimenti muore”.

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