I lavoratori dell'Acqua Paradiso all'inferno? In 25 appesi a un filo

Sfratto e rischio fallimento per Nuova Unibread, il gruppo emiliano subentrato a Gabeca nel 2015. Il paradosso è che i clienti non mancano

Potrebbe avere imboccato una strada senza ritorno la crisi della Acqua Paradiso di Pocenia, controllata dal gruppo emiliano Nuova Unibread srl. A lanciare il grido d’allarme è Fabrizio Morocutti, segretario della Flai-Cgil di Udine, alla luce dello sfratto esecutivo intimato dal tribunale di Udine, con decorrenza 28 luglio, a causa delle inadempienze nel pagamento degli affitti a Paradiso Spa, gruppo Gabeca, proprietaria degli immobili.

I posti a rischio

A poco più di due anni da quando Nuova Unibread srl, capitanata dall’imprenditore Armando Tedesco, ha rilevato la gestione dello stabilimento di Pocenia in affitto d’azienda, c’è il rischio concreto di vedere svanire 25 posti di lavoro. «Tutto ciò – commenta Morocutti – non per effetto della mancanza di commesse e di clienti. Questa crisi, come purtroppo tante altre, nasce esclusivamente dalla situazione finanziaria in cui il gruppo si dibatte ormai da diversi mesi».

Richiesta di fallimento

Ad aggravare lo scenario la richiesta di fallimento del gruppo Nuova Unibread, presentata dai dipendenti dello stabilimento di Cremona, sulla quale dovrà pronunciarsi il tribunale di Reggio Emilia, con udienza fissata per il prossimo 12 settembre. «Alla luce di tutto questo – dichiara ancora Morocutti – vogliamo lanciare un messaggio a tutti quei soggetti che potrebbero dare speranze e un futuro all’azienda e ai suoi lavoratori. Dal tavolo di crisi convocato in Regione il 12 aprile, dove erano presenti i rappresentanti dei vari assessorati e Friulia, era emerso un impegno concreto a ricercare tutte le soluzioni possibili, con l’obiettivo di scongiurare la chiusura dello stabilimento. Purtroppo, dopo oltre tre mesi da quell’incontro, non abbiamo avuto più alcun riscontro per una soluzione positiva della vertenza, se non indiscrezioni e notizie d’interessamento mai confermate. Ci auguriamo pertanto di vedere i primi segnali concreti, per evitare che un’altra azienda storica di questa regione debba chiudere definitivamente i battenti».
 
 

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