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Domenica, 3 Luglio 2022
sindacati / Pozzuolo del Friuli

Abs stoppa la produzione: decisa la cassa integrazione per i lavoratori

Decisione dopo l'incontro tra la direzione aziendale le segreterie di Fim-Fiom-Uilm con Francesco Barbaro, David Bassi, Giorgio Spelat e le RSU aziendali

Preannunciata con le dichiarazioni di questa mattina, dopo l'incontro che si è svolto nel pomeriggio è arrivata la conferma: scatta la cassa integrazione per i lavoratori delle acciaierie Abs, dove parte della produzione è stata interrotta a partire da oggi, martedì 8 marzo. 

Abs e Fantoni fermano parte della produzione

Il comunicato dei sindacati

La guerra in Ucraina, il costo energetico, l’incertezza sulle future commesse colpisce anche Abs (gruppo Danieli) di Cargnacco. Nella riunione di martedì 8 marzo tra la direzione aziendale le segreterie di Fim-Fiom-Uilm con Francesco Barbaro, David Bassi, Giorgio Spelat e le RSU aziendali, è stata illustrata la situazione di difficoltà a causa dei costi energetici e dell’incertezza sulle commesse future. "Si è deciso di aprire la cassa integrazione al fine di tutelare le maestranze su fermate produttive e crisi di mercato", si legge nella nota. "Situazione difficile ed incerta che ad oggi non permette previsioni non solo a medio termine ma difficilmente anche nel breve periodo in quanto l’evolversi della guerra e i relativi embarghi creano la non regolamentazione del mercato. Difficoltà che cominciano a sentirsi anche nell’approvvigionamento della materia prima", fanno sapere i rappresentanti dei tre sindacati. "È stato concordato un tavolo di concertazione permanente per poter monitorare la situazione ed intervenire tempestivamente nel caso la situazione peggiorasse". L’esempio è stato dato durante l’incontro stesso: durante le due ore di incontro la fluttuazione del costo energetico passava dai 640 euro megawattora a 710 euro megawattora a dimostrazione delle variazioni forti di prezzo. "Se prendiamo a riferimento gli anni precedenti, troviamo il valore medio di 38 euro megawattora per l’anno 2020, 125 euro  megawattora per il 2021 e ad oggi (media gennaio-febbraio 2022) 610 euro megawattora", fanno sapere Barbaro, Bassi e Spelat che ribadiscono le preoccupazioni "che stanno strangolando il settore siderurgico con il forte rischio di ricadute occupazionali".

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