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Giovedì, 2 Febbraio 2023
caro energia

Abs e Fantoni fermano parte della produzione: il dramma del caro energia

Oggi pomeriggio si svolgerà l'incontro tra il sindacato e la direzione aziendale dell'Abs: probabile cassa integrazione per i lavoratori

Salgono ancora i prezzi di energia e gas e l'industria friulana subisce un nuovo stop. Dopo l'interruzione dei lavori alla Pittini di Osoppo, a fermare la produzione è ora l'Abs di Cargnacco. Il gigante dell'acciaio stoppa i lavori di alcuni reparti fin da oggi, mentre da domani l'interruzione riguarderà anche l'acciaieria. Un incontro tra l'azienda e i sindacati, per chiarire la situazione, è previsto per oggi pomeriggio. In ballo c'è la possibile cassa integrazione per gli operai. Situazione simile la sta vivendo la Fantoni di Osoppo, che ha previsto la chiusura di alcune linee di servizio che possono essere riattivate senza incorrere in ricadute pesanti sui costi.

Non scaricare i costi sui lavoratori

«Oggi l'Abs ferma alcuni reparti, domani l'acciaieria. Tutto a causa del caro energia», racconta David Bassi segretario della Fiom Cgil. «Dopo l'incontro con la direzione aziendale avremo un quadro completo, per ora solo informazioni frammentarie che possono cambiare da un momento all'altro». Per Bassi, ovviamente, il focus è centrato sui lavoratori. «Pittini vuole aprire la cassa integrazione, a cui chiediamo l'integrazione salariale: capiamo tutto, ma anche i lavoratori stanno subendo questo aumento repentino dei costi, almeno in questa prima fase emergenziale è essenziale che non perdano soldi i lavoratori perché è troppo facile scaricare i costi sulla collettività, con il fermo della produzione e la cassa si va ad aggravare situazione delle famiglie», conclude.

Gas, energia e materie prime

Fare quadrare i conti non è difficile solo per le grandi aziende, ma diventa un'impresa anche per molte famiglie italiane: la somma destinata al carrello della spesa e al pagamento di luce, acqua e gas cresce ma non fanno altrettanto gli stipendi. Eppure quello che il cittadino comune vede è solo la punta dell'iceberg. C'è un lungo elenco di materie prime che sono diventate costose, troppo. Come le tessere del domino, ne cade giù una e poi via via le altre. Nel caso specifico le tessere si chiamano materie prime o "commodity". Tra queste ci sono anche i metalli: il loro prezzo interessa tutti, anche se non sembra così. Pesa, tanto, la guerra tra Russia e Ucraina. Si riflettono sui mercati anche le sanzioni contro Mosca.

Le commodity

Sono saliti alle stelle i prezzi di quelle in gergo tecnico sono chiamate "commodity" cioè le materie prime (particolare categoria di beni che viene scambiata sul mercato senza differenze qualitative) si dividono in "soft" (derivanti dal settore agricolo e dall’allevamento come frumento, mais, avena, zucchero) e "hard" (settore energetico, dei metalli preziosi e di quelli industriali. Ovvero oro, platino, argento, palladio; alluminio, cobalto, nickel, rame, zinco, molibdeno, acciaio, stagno; benzina, etanolo, gas naturale, nafta, petrolio, propano; energia elettrica). Se cresce il costo delle materie prime - utilizzate per la produzione di beni e servizi - tutto costerà di più.

Le bombe sul granaio d'Europa

L'Ucraina non ha solo ricchi giacimenti di materie prime come carbone, minerale di ferro, gas, petrolio, argilla. È anche definita "granaio d'Europa": la Russia e l'Ucraina insieme sono responsabili del 29% del commercio mondiale di grano. La guerra porta lo stop della produzione e delle esportazioni. Minore è l'offerta, maggiore è il costo e da questo dipende la prima impennata dei prezzi dei generi alimentari. Il grano ha toccato i massimi di 14 anni, al top da marzo 2008: il suo mercato è salito di oltre il 40% la scorsa settimana, il suo più grande aumento settimanale. Il mais è salito del 2,7% a 7,75 dollari a bushel, la soia è salita del 2,1% a 16,95 dollari a bushel (unità di misura dei Paesi anglosassoni): entrambi sono ai massimi da settembre 2012. La Russia e l'Ucraina forniscono anche l'80% delle esportazioni mondiali di olio di girasole, che compete con l'olio di soia. Balza anche l'olio di palma (+5,19%).

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