Clona carte di credito e truffa sale da gioco e Casinò: 70enne in manette

Il protagonista della vicenda è il veneziano della Giudecca Vincenzo Pipino, in passato agli onori delle cronache per aver rubato anche un quadro del Canaletto. L'indagine è partita da Gorizia, in seguito ai reati compiuti in Friuli

Aveva il vezzo di farsi chiamare "ladro gentiluomo". Uno di quei "banditi vecchia maniera", divenuto famoso per una serie di furti di opere d'arte che, come spiegò "non avevano mai lasciato Venezia". Ancora guai per Vincenzo Pipino, 70 anni, di cui circa 25 passati in carcere. La notorietà per il pluripregiudicato della Giudecca dopo aver rubato nel 1998 il quadro del Canaletto "Il Fonteghetto della Farina", a palazzo Giustiniani a Venezia, di proprietà della famiglia Falk.

Ora, però, a incastrarlo è un'indagine su carte di credito clonate. Gli uomini della squadra mobile lo hanno arrestato stamattina, su provvedimento di fermo firmato dal pubblico ministero Federico Bressan.  

Il 70enne è accusato di aver partecipato alla clonazione di centinaia di carte di credito che poi utilizzava per le proprie spese. Secondo la polizia aveva costituito un'associazione criminale specializzata nell'intercettare codici e numeri di carte di credito che i turisti usavano nei ristoranti lagunari per poi apporli su carte clonate che utilizzava a suo vantaggio.

In particolare Pipino, con svariate carte d'identità tutte false e con nomi di fantasia, accedeva nelle sale da gioco del Nord Italia e della Slovenia acquistando con le carte clonate titoli di gioco elettronici che poi monetizzava alla cassa degli stessi casinò. La polizia ha accertato che sono stati incassati, con questo sistema, centinaia di migliaia di euro.

Il 70enne, nel passato, è stato anche condannato a 11 anni di carcere per detenzione e traffico di droga, nell'ambito di un'indagine sempre della squadra mobile veneziana, condanna che è stata confermata anche in appello.

Stavolta a iniziare accertamenti sul suo conto sarebbe stata la procura di Gorizia, dopo che un commerciante aveva denunciato il tentativo di acquisto da parte di due persone con una carta di credito risultata falsa. Da qui gli inquirenti lagunari e goriziani hanno risalito la piramide imbattendosi in una organizzazione al cui vertice ci sarebbero state cinque persone, tra le quali Vincenzo Pipino, sottoposte all'obbligo di firma. Lo "shopping illegale" era attuato tra il Nordest e la Slovenia.

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