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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca

Dronemania, in Fvg nessun allarme sicurezza (per ora)

Costano relativamente poco e grazie a loro si realizzano riprese da film. Non tutti, però, conoscono le problematiche che possono arrecare. Ne abbiamo parlato con due piloti istruttori di Elifriulia, società che lavora in sinergia con il Soccorso Alpino e speleologico

Anche in Friuli Venezia Giulia l'attenzione al “pericolo droni” è alta, ma dalla comparsa dei primi modelli, spesso autoprodotti, al boom commerciale degli ultimi anni, non si sono mai verificate gravi situazioni in regione, come successo recentemente a Bolzano dove un drone è piombato sul tetto del Comune. Si tratta di un dato positivo, frutto probabilmente di un fattore particolare: a Ronchi dei Legionari, infatti, presso la sede di Elifriulia, ha sede una delle prime scuole fondate in Italia per la formazione dei possessori di Aeromobili a Pilotaggio Remoto.

Formazione consigliata

A tenere i corsi sono presenti esclusivamente piloti professionisti, un elemento ritenuto fondamentale e necessario per insegnare e trasmettere agli allievi quella mentalità e quell'atteggiamento prudente che ogni buon pilota, semiprofessionista o in carriera, deve possedere. «Bisogna comprendere che il drone è uno strumento che può portare divertimento e beneficio», spiega Davide Del Pup, pilota di 36 anni che da 4 anni e mezzo, insieme ad altri due colleghi, forgia e allena le giovani leve nelle aule di Ronchi.  Il Centro di Addestramento di Elifriulia, attivato attraverso la collaborazione con Italdron, ha formato fino ad oggi circa 120 persone di tutte le età. Fra i suoi studenti citiamo Fabio Pappalettera, della DroneReportage, uno dei primi a trasformare la sua passione in lavoro. «Solo chi ha vera passione porta a termine i propri progetti – precisa Del Pup-. I nostri corsi di abilitazione prevedono sempre una gran mole di ore spese sulla formazione teorica. Ad esempio il corso per acquisire la licenza Sapr (Sistema aeromobili a pilotaggio remoto) necessita di 16 ore di teoria e 5 ore di pratica. Si tratta di lezioni fondamentali che servono per imprimere la mentalità giusta agli studenti e far capire loro cosa voglia dire gestire una macchina volante».

No alle teste calde, sì alla forma mentis

Il drone oramai è uno strumento accessibile a tutti, utilizzato (e abusato) molto spesso per realizzare quelle riprese video mozzafiato tanto in voga nei videoclip o sui social. Molto spesso, però, il suo acquirente non ha la minima idea della pericolosità che può avere per le persone a terra o per chi vola con velivoli professionali. «Il vero problema è rappresentato da chi non frequenta corsi certificati come il nostro», puntualizza il collega Paolo Pilutti, 56enne, pilota professionista di elicotteri con alle spalle una trentina di anni passati a guidare elicotteri privati o a soccorrere persone attraverso il CNSAS FVG. «Noi piloti sappiamo che possiamo trovarci un drone a qualsiasi ora del giorno, a qualsiasi altitudine e in qualsiasi località. Sia sopra il mare che sulle cime delle Alpi. Per questo motivo prestiamo sempre la massima attenzione. Tanti sono stati gli avvistamenti avvenuti in questi anni dal mio elicottero, ma fortunatamente non ho mai avuto nessun incontro ravvicinato. E forse – rimarca con orgoglio Pilutti - è anche merito della formazione adottata all'interno della nostra scuola, dove, sottolineo, non si concede la licenza alle cosiddette “teste calde”. Serve predisposizione mentale e professionalità, sia per pilotare un aeromobile, che un drone. E' anche per questo che il pilotaggio, ovvero la parte pratica, è solo l'ultimo tassello dei corsi che svolgiamo».

No all'approssimazione

Sostanzialmente, evidenziano i due docenti, il pericolo è rappresentato da chi non sa o non si informa degli obblighi vigenti che un pilota di Apr deve rispettare. Se a Natale un padre regala al figlio un drone con un peso inferiore ai 300 grammi, deve essere a conoscenza dell'esistenza del regolamento Enac, non può disinteressarsene. Ogni possessore di un aeromodello deve sapere le regole base per pilotarlo: deve assicurarlo, usarlo esclusivamente in orari diurni, ha obbligo di mantenere con l'apparecchio un contatto visivo costante, deve farlo volare sotto i 30 metri da terra e non oltre i 150 metri. In particolar modo non deve in nessun caso farlo volare in zone abitate, interdette al traffico aereo o dove sono presenti edifici e installazioni; ma soprattutto deve ricordare che su di lui ricadono le responsabilità previste dal codice civile, penale e, se in possesso di videocamera, anche quelle inerenti la Privacy.

Sensibilizzazione e aggiornamento

E inevitabile supporre che i droni, in Italia e nel mondo, saranno sempre di più. Vuoi per la carenza dei mezzi, che per le naturali difficoltà logistiche e di contrasto, manca però una vera azione di controllo sui suoi dententori. «Quasi tutto ricade sul buon senso della persona che pilota il drone e su chi la forma – concludono i due piloti Pilutti e Del Pup-. Per questo è importante l'opera di sensibilizzazione sul corretto utilizzo di questi dispositivi, belli, utili, divertenti, ma davvero pericolosi se si considera che possono inavvertitamente cadere dal cielo con velocità impressionanti o andare a schiantarsi fra le pale dei rotori di un elicottero in volo. Tra un anno e mezzo l'Unione Europea varerà il primo regolamento comunitario in materia e alcune delle norme attuali potrebbero dunque cambiare. Fino ad allora invitiamo chiunque a informarsi presso il sito dell'Enac e a fare affidamento al regolamento intitolato “Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto" Edizione 2, Emendamento 4 del 21 maggio 2018».

Ricerche dei dispersi

Recentemente anche Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del Fvg ha iniziato ad utilizzare i droni per le ricerche dei dispersi. Ma è da sottolineare che anche in quelle particolari circostanze le regole Enac si applicano alla lettera. «L'utilizzo dei droni durante le operazioni di soccorso è sicuramente una risorsa - precisa Sergio Sergio Buricelli, viceprsidente del Soccorso Alpino e Speleologico del Fvg-. Così come tutta la tecnologia, però, dobbiamo ricordare che l'utilizzo dei droni deve andare solamente a supporto delle nostre operazioni, non in sostituzione di protocolli e procedure collaudate da esperienze ultratrentennali che hanno sempre dato ottimi risultati. L'azione dell'uomo - sottolinea il responsabile del Soccorso Alpino- è ancora oggi insostituibile nelle situazioni di emergenza».

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