La protesta di parrucchiere ed estetiste:«Siamo pronte, fateci riaprire»

La manifestazione silenziosa si è svolta ieri sera e ha visto partecipare molte professioniste del comparto benessere che hanno paura di "dover chiudere per sempre"

Immagine d'archivio

Serata di proteste silenziose, quella di ieri. Accanto ai 200 osti di Udine, anche le parrucchiere e le estetiste hanno deciso di manifestare con cartelli alla mano e mascherina. Il motivo? "Come tanti imprenditori mi trovo a dover vivere oltre che con la 'tragedia' della pandemia per la preoccupazione dei contagi dal virus, anche con quella tragica dell'economia", fa sapere una porta voce della categoria.

La protesta

La manifestazione silenziosa si è svolta ieri sera, quando molte professioniste di tutta la regione hanno chiesto di "poter riaprire al più presto le nostre attività". Il comparto benessere, infatti, sarà uno tra gli ultimi ad aprire le proprie porte secondo il decreto ministeriale sulla fase due. Ma le professioniste non sono d'accordo con questo prolungamento delle chiusure forzate. "Ora che la situazione in alcune regioni sta rientrando, diventa necessario e vitale ripartire. Quello che noi vogliamo è riprendere il nostro lavoro, per poter onorare i nostri impegni, per cercare di sopravvivere, perché vivere ormai da mesi è ben altra cosa".

Sicurezza

Quello che il comparto benessere, come altri settori dell'economia, sta dicendo, è che molti sono già pronti a ripartire "adottando tutte le precauzioni del caso" e garantendo "il servizio offerto alla clientela rispettando quelle che sono le linee guida anti-contagio e la salute dei nostri affezionati clienti". Inoltre, anche prima dell'emergenza sanitaria, i centri benessere seguivano rigide norme di igiene e pulizia: "Igienizzare la postazione utilizzata dalla clientela è facilmente gestibile, lavorando su appuntamento e con un cliente per volta. Utilizziamo visiere e facciamo indossare mascherine ai clienti, forniamo kimoni e asciugamani monouso, sanifichiamo gli strumenti che utilizziamo con appositi sterilizzatori".

Rischio chiusura

"Aspettare giugno significa per molti la chiusura totale, troppo elevati i costi da sostenere senza poter lavorare e incassare senza ricevere ancora per molti il bonus dei 600 euro", questa la maggior paura delle imprenditrici.

Testimonianza

Alcune delle professioniste, poi, hanno voluto registrare la propria testimonianza, la propria storia, e chiedere aiuto alle istituzioni, come Francesca, titolare di un salone a Tricesimo.

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