«Rimettiamo la scuola al centro»: famiglie, educatori, insegnanti e bambini scendono in piazza

La manifestazione di oggi in piazza San Giacomo ha visto manifestare persone di ogni età, dai più piccoli ai più anziani, per chiedere una cosa sola: sicurezza e risposte chiare sul ritorno a scuola a settembre

Nella mattinata di oggi, 6 giugno, piazza San Giacomo si è riempita di famiglie, genitori, bambini, educatori per chiedere a gran voce risposte chiare sul mondo della scuola e sul suo futuro. La manifestazione, inizialmente in programma in piazza della Libertà, è stata organizzata da un'associazione che raccoglie al proprio interno insegnanti, educatori e genitori, "accomunati da una sola idea: rimettere al centro la scuola", dichiara la portavoce Fabiana Dalla Valle.

Le critiche

"La scuola è il cuore della società, quindi non ci può essere fase due senza che la scuola venga posta al centro, senza che sia progettata con una visione a lungo termine – continua Dalla Valle a nome di tutti i presenti -. Per settembre vogliamo una scuola in totale sicurezza e un'esperienza educativa e di relazione, irrinunciabile". Per quanto riguarda la didattica a distanza, invece, diverse le critiche allo strumento, in quanto non è stato capace di raggiungere tutti gli studenti. "La dad è stato utilizza come extrema ratio da parte degli insegnanti, ma se si vuole implementare e rendere uno strumento efficace, ha bisogno di supporti e investimenti veri. Non deve essere considerata, in ogni caso, un sostituto della scuola". Stessa sorte, per il decreto scuola: "Vogliamo risposte concrete, non vogliamo continui spot da parte della politica che non fanno altro che aumentare l'ansia e le preoccupazioni delle famiglie e degli insegnanti". Quello che viene richiesto, quindi, è un progetto univoco che leghi tutta la scuola, dai zero ai diciott'anni, e per fare ciò, "servono risorse, competenze, attenzione e investimenti".

Il futuro

Come ricordano alcuni genitori presenti alla manifestazione, "il mondo della scuola è legato anche al futuro produttivo del paese, senza la scuola non si va da nessuna parte". Altri, invece, genitori di figli di 12, 14 e 16 anni, sbottano:"Siamo stufi di vedere i nostri figli davanti al computer. Se negli altri Paesi d'Europa i ragazzi sono già tornati a scuola, in Italia si sta appena discutendo sul tema". La didattica a distanza? "Meglio di niente, però non è assolutamente come la scuola, in quanto manca tutta la dimensione sociale". Un pensiero, inoltre, va a anche quelle scuole professionali nelle quali, durante questi mesi di emergenza, si è persa completamente la parte pratica e tutte le attività labolatoriali. "Siamo preoccupati per il futuro educativo dei nostri figli".

I bambini

Molti anche i bambini presenti alla manifestazione di oggi, che tra mascherine e cartelloni colorati, hanno detto la propria riguardo questa situazione. Filippo, di undici anni, "è un po' felice di restare a casa, ma anche un po' triste: mi mancano i miei amici e le mie maestre, anche se, in alcuni casi, studio meglio a casa che a scuola, perché non ci sono i bambini che fanno chiasso. A casa c'è più serenità". Anche ad Alice, di otto anni, mancano i propri amici, la scuola e gli insegnanti. "Sono un po' contenta, ma tre mesi sono troppo lunghi".

Maestre e pediatri

A prendere la parola durante la manifestazione, anche una maestra, che, commossa, ha ricordato:"Neanche prima la scuola godeva di ottima salute a causa dei grossi tagli che sono stati fatti negli anni, ma ora è importante riattivare i dialoghi e stare di nuovo insieme". Il pediatra Giorgio Tamburlini, presidente del Centro salute bambino onlus e coordinatore di "Nati per leggere", dichiara come la "scuola sia chiusa da troppo tempo. È stato giusto chiuderla subito per colpa del virus, però gli scenari cambiano, quindi devono cambiare anche le decisioni. È dimostrato che i bambini si infettano e contagiano pochissimo. Non esiste un rischio zero per i più piccoli, però questo rischio di contagio è molto basso". Nei limiti della Dad, inoltre, rientra anche il fatto che "4 bambini su 10, in Italia, non hanno seguito la didattica a distanza".

Politica

"Tanti i genitori, le famiglie e i bambini presenti oggi  – dichiara l'assessore all'Istruzione di Udine, Elisa Asia Battaglia -. Tutti abbiamo bisogno di decisioni rapide, senza dimenticare il benessere degli studenti. Non possiamo attendere ancora, i ragazzi si meritano di tornare a scuola il prima possibile. La didattica a distanza non ha funzionato sempre e non deve essere una sostituzione". A dare il proprio appoggio alla manifestazione, anche il governatore Massimiliano Fedriga, l'assessore alla Cultura Tiziana Gibelli, i sindacati Cgil, Cisl e Uil e Roberto Novelli (Forza Italia), che dichiara:"Mancano cento giorni all’inizio del nuovo anno scolastico e ancora non abbiamo certezze sulle modalità del rientro in classe dei bambini e dei ragazzi. Né il decreto del governo, né le indicazioni degli esperti danno certezze né risposte adeguate, e le manifestazioni dei genitori, come quella di oggi a Udine, sono non solo legittime ma condivisibili. Dopo oltre due mesi di stop ci saremmo aspettati maggiori risorse e maggiore pianificazione per consentire agli alunni di tornare a seguire le lezioni tutti insieme in classe, in sicurezza ma senza assurde lezioni alternate o improbabili teche di plexiglass".

"Per garantire il distanziamento servono spazi più grandi, magari riutilizzando strutture in disuso ma in buone condizioni: penso, ad esempio, ad alcune caserme del nostro territorio: proprio con questo obiettivo ho presentato un ordine del giorno che impegna il governo a supportare le amministrazioni comunali nell’individuazione di strutture riconvertibili temporaneamente in classi e soprattutto a garantire i fondi necessari ai lavori di adeguamento e al potenziamento del personale e dei servizi, a partire dal trasporto degli alunni. Per l’organizzazione dell’anno scolastico il governo ha stanziato solo 331 milioni di euro, caricando allo stesso tempo i sindaci di enormi responsabilità: come se la scuola non fosse una priorità e gli amministratori comunali dei supereroi chiamati a compiere miracoli senza risorse. Il mio ordine del giorno corregge questi errori: vigilerò affinché gli impegni assunti dal governo non rimangano parole", conclude Novelli.

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