Scopre di dover fare la quarantena di rientro dalla Romania, friulano nel labirinto delle certificazioni

L'obbligo della quarantena per chi rientra da Romania e Bulgaria è scattato qualche giorno fa su decisione del Ministro Speranza, ma né le ditte né il dipartimento di prevenzione erano pronti ad affrontarne le conseguenze

A prendere la decisione, dopo l'aumento dei contagi in arrivo da alcuni paesi dell'Europa dell'Est, è stato il Ministro Speranza: chi arriva in Italia da Romania e Bulgaria dovrà scontare la quarantena obbligatoria. Quasi inutile sottolineare come questa decisione abbia gettato il caos in diverse situazioni personali e lavorative: da quei paesi entrano ogni giorno moltissimi lavoratori, essendo due delle comunità di stranieri maggiormente rappresentate in Italia.

Ma il problema, evidentemente, si pone anche per lavoratori italiani in missione in quei paesi, dove l'internazionalizzazione ha trasferito parte degli affari di aziende nazionali e regionali.

Il caso

Il provvedimento è entrato in vigore quattro giorni fa e non per tutti è stato semplice recepire la direttiva e il cambiamento che ne è conseguito. Di questi giorni il caso di un dipendente di un'azienda friulana a nord di Udine, abituato a fare trasferte all'estero e che dall'inizio dell'emergenza sanitaria ha dovuto interrompere le sue attività, rimanendo in Italia. Alla prima missione, il caos: poco prima di rientrare in Italia dalla Romania, facendo scalo per un paese terzo, gli è arrivata la notizia dell'obbligo di quarantena appena istituito. Una notizia che ha colto di sprovvista lui, ma soprattutto la sua azienda.

Un'odissea

Il lavoratore trasfertista è rientrato sabato scorso dalla trasferta nell'Est Europa e alla notizia della quarantena ha contattato il dipartimento di prevenzione, peccato che la segreteria risponda solo dal lunedì al venerdì, dalle 11.30 alle 14. Una volta riuscito a contattare l'ufficio, però, gli è stato risposto che avrebbe dovuto chiamare un altro numero, del reparto prevenzione covid, al quale però ha risposto un messaggio automatico con l'indicazione di inviare un messaggio a un indirizzo elettronico molto lungo, al quale è necessario prestare particolare attenzione per non sbagliare. «Ho scritto la mail e mi hanno risposto che m'invieranno un'altra mail con il certificato e la documentazione relativa alla quarantena», racconta l'uomo, che nel frattempo ha ricevuto dal suo medico di base la comunicazione che non avrebbe potuto fargli la certificazione finché non fosse stato in possesso del certificato di cui sopra.

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Se già fin qui la macchinosità della situazione è imbarazzante, dopo questa trafila al lavoratore è arrivata un'ulteriore telefonata del dipartimento di prevenzione per la richiesta di dati: dati che però erano stati già forniti e che sarebbero dovuti servire alla compilazione del certificato che era già stato compilato. Insomma, un caos dal quale nessuno sembra in grado di uscire e che sta mettendo nuovamente in difficoltà lavoratori, ditte e - ovviamente - aziende sanitarie.
 

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