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Falso stilista e amico delle star del cinema: ma era una tutta una truffa

Diverse le accuse nei confronti di un soggetto che, per sedurre i malcapitati, si qualificava come imprenditore e millantava conoscenze con Clooney e Sean Penn

La Guardia di Finanza di Udine, su delega della locale Procura della Repubblica, ha svolto indagini nei confronti di un soggetto, residente nella provincia, che commetteva ripetutamente attività truffaldine di elevato ammontare principalmente nei confronti di imprenditori residenti nel triveneto.

Il soggetto indagato, che viveva tra Lignano Sabbiadoro e Cortina d’Ampezzo dove aveva disponibilità di unità immobiliari, non risultava, in verità, svolgere alcuna reale attività lavorativa, non aveva cointeressenze in imprese commerciali e non dichiarava alcun reddito all’amministrazione finanziaria: tuttavia si qualificava con terzi come imprenditore/stilista di elevato profilo, manifestando nel contempo un dispendioso stile di vita.

Le false frequentazioni 'vip'

Professandosi inoltre come sedicente promoter nel campo della moda e dell’abbigliamento era riuscito, attraverso alcune testate di stampa (risultate poi inconsapevoli della strumentalizzazione), a diffondere notizie false sulla sua asserita “posizione imprenditoriale” associandola, peraltro, ad iniziative commerciali e/o frequentazioni con soggetti di pubblica notorietà del calibro degli attori statunitensi Sean Penn e George Clooney nonché alla sua “fidanzata” la modella danese Michelle Mencken.
Anche sfruttando tali improbabili relazioni con personaggi e contesti economici di elevata levatura il sedicente manager esaltava la propria figura aziendale, accreditandosi presso soggetti facoltosi (principalmente imprenditori residenti nel nord-est d’Italia) per poi, palesando non comune capacità suggestionali e truffaldine, raggirarli sottraendo loro ingenti risorse finanziarie.

La truffa dei 500 mila euro

L’ultima truffa ha coinvolto un soggetto residente in Friuli, il quale, dopo essersi visto proporre il rilancio commerciale della propria azienda con l’illusoria prospettiva di un finanziamento societario per un ampliamento della rete commerciale, ha consegnato al truffatore ingenti somme di denaro per un valore di oltre 500.000 euro. Il disegno criminoso si è perfezionato attraverso la fittizia cessione all’imprenditore truffato di un marchio di abbigliamento che si è ben presto rilevato falso, o meglio, nullo, poiché copia formalmente identica ad altro marchio registrato dal sedicente promoter.

Il 'riciclaggio' delle auto

Le somme ricevute dal truffatore per la vendita fasulla del marchio sono state contestualmente utilizzate per l’acquisto di una “Range Rover Vogue” (valore 114.000 euro) la cui proprietà era stata registrata a nome della reale compagna del truffatore e di una “Audi RS A6” (valore 138.500 euro) che, seppur intestata alla vittima, era nella totale disponibilità dell’indagato per tramite di un atto notarile attestante un mandato irrevocabile a vendere a suo favore.
Nel corso delle indagini condotte dalle Fiamme Gialle udinesi si è rilevato che l’Audi, dopo l’avvio di azioni investigative palesi, era stata venduta dal truffatore a concessionari compiacenti per il solo fine di monetizzarne il controvalore e quindi sottrarla a provvedimenti di sequestro emessi dall’Autorità Giudiziaria udinese.
Tre soggetti acquirenti dell’autovettura, gestori di note concessionarie di autoveicoli operanti a Udine e Treviso, sono ora indagati dalla Procura della Repubblica di Udine per i reati di riciclaggio e ricettazione, mentre il truffatore e la sua compagna sono indagati per reati di truffa e appropriazione indebita.

Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Udine ha disposto un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti dei due autoveicoli (già eseguito dalla Guardia di Finanza) nonché di ulteriori disponibilità finanziarie per complessivi 200.000 euro.

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