Il professore più giovane del Friuli agli studenti: "Mi mancate, ma da quest'emergenza si può imparare tanto"

"Voglio dirvi quanto è bello stare insieme a voi e vivere una quotidianità che spesso ci facciamo andare stretta, e che invece regala momenti fantastici" racconta Andrea Zilli

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di UdineToday

«Buongiorno a tutte e buongiorno a tutti. Oggi è una giornata molto importante perché è la festa della nostra Patria: è la festa del nostro Friuli. Stamane ho ricevuto la lettera aperta indirizzata alla comunità scolastica da parte della Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. Anche io, essendo il professore più giovane del Friuli-Venezia Giulia e più giovane del sistema educativo di istruzione e di formazione italiano vorrei lanciare il mio messaggio di speranza ai nostri studenti friulani, ma anche a quelli di tutta la nostra nazione. Carissimi studenti, come sapete stiamo vivendo a livello nazionale un tempo particolare scandito da un’emergenza che sta assumendo connotati sempre più grandi. Ed è per questo che ho pensato di lasciarvi questo mio messaggio in un momento in cui i nostri governanti hanno deciso di chiudere le scuole del Paese, l’Italia, che pullulano di vita e di gioia ogni giorno. Miei cari studenti, potrei raccontarvi della mia paura, dell’incertezza che mi fa star male, della stranezza di un mondo surreale che percepisco attorno a me, a noi, della collera nel pensare che questo virus abbia rotto un equilibrio fantastico che avevamo creato con sacrifici dall’inizio dell’anno e che, improvvisamente, sembra non aver più valore. È proprio questo equilibrio che abbiamo creato insieme che mi ha dato la possibilità di conoscervi un po’ di più e sempre meglio; sono sicuro che nessuno di voi ha gioito nell’apprendere questa brutta notizia. Potrei scrivervi della rabbia che ho di fronte a tutto quello che sta accadendo, del senso di solitudine che ci sta travolgendo lentamente. E invece no, non ho voglia di tediarvi con simili discorsi, non sarei corretto! Un legame che questa emergenza ha spezzato, ma che può aiutare a capire come il mondo della scuola sia molto di più di un semplice periodo di voti, verifiche ed esami da passare per raggiungere il traguardo di un titolo di studio che possa permettere di affrontare “il mondo dei grandi”, quello del lavoro. Voglio descrivervi semplicemente la sensazione che ho provato entrando nei giorni scorsi a scuola: oltre ad un forte odore di prodotti disinfettanti, le tapparelle erano abbassate, sala insegnanti al buio, sedie sui banchi, silenzio. Un fastidiosissimo silenzio che non era quiete, come quella che c’è a giugno dopo gli scrutini finali. No, era quiete pesante, era mancanza di vita, quella vita che solo voi riuscite a dare quando ogni mattina entrate a scuola al suono della campana. E allora cari studenti, voglio descrivervi la gioia che ho provato nel pensare a quanto è bello stare insieme a voi e vivere una quotidianità che spesso ci facciamo andare stretta e invece ci regala momenti fantastici. Si, cari studenti, voi siete la linfa vitale, coloro che regalano gioia a quelle strutture antiche, moderne o ristrutturate che siano, siete comunque voi quelle anime meravigliose che riempiono le giornate di noi insegnanti. Arriviamo a casa e parliamo di voi, beviamo un caffè al bar e parliamo di voi, entriamo in classe e parliamo di voi con voi. Una quotidianità che improvvisamente è venuta a mancare, a causa di una situazione che tutti sperano possa risolversi positivamente, nel più breve tempo possibile. Voglio descrivervi i miei occhi lucidi di emozione e felicità nel pensare che tutto questo dovrà finire e che noi ci riprenderemo gli spazi ed il tempo di cui abbiamo bisogno per riposizionare quel nostro equilibrio e per fare in modo che la nostra teaching mission possa continuare a concretizzarsi. Questa teaching mission ve la svelo dal profondo del mio cuore e vi chiedo di custodirla sempre nel vostro: la missione di noi docenti è quella di migliorare gli studenti, renderli felici, ispirarli e motivarli a fare della loro vita un capolavoro. E voi studenti, voi siete speciali perché credete in noi. Un momento delicato, che può però donare una lezione importante, sia agli studenti che agli insegnanti. Stiamo vivendo insieme un’esperienza di vita molto toccante e alquanto negativa. Ma sappiamo che dal negativo si impara sempre qualcosa di nuovo, si cresce. Come scrisse David Eddings: “Nessuna giornata in cui si è imparato qualcosa è andata persa”. Da queste giornate in cui saremo costretti a sentirci virtualmente vi chiedo di imparare ad apprezzare le piccole cose quotidiane, gli affetti, le amicizie, le riflessioni personali, i momenti di solitudine per capire quanto sia importante stare in gruppo, vi chiedo di imparare ad amare voi stessi e le vostre vite. Aggiungo un post scriptum come se stessi scrivendo una missiva, anzi, compito per casa! Se ogni giorno ognuno di voi riuscisse a scrivere una piccola pagina di diario sugli interessi emergenti, le esperienze che state vivendo tanto meglio perché non fate altro che aggiungere sensazioni, emozioni, stati d’animo al diario della vostra vita al tempo del COVID-19; sicuramente tutto questo resterà a futura memoria nella vostra storia di studente a partire dal giorno ventisette del mese di febbraio dell’anno scolastico 2019/2020. Con questo messaggio io vi lascio».

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