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Il film in sala della settimana: A simple life, di Ann Hui

Prosegue l'attesa rubrica di Luigi Virgolin del Comune di Bologna, friulano di Sottoselva. Ogni settimana ci presenta una pellicola da vedere: per capire, per criticare, perché è il cinema

Si cucina e si mangia spesso, oppure si parla della preparazione di piatti con dedizione e competenza, in questo piccolo gioiello che è A Simple Life della regista cinese Ann Hui. E così si susseguono, con naturalezza, zuppa di riso e bambù, lingua di bue, granchio al vapore, tofu con peperoncino, branzino, pollo, orecchie di mare.

Capita anche che ci si interroghi su dove trovare il miglior pesce fresco, oppure su come sia preferibile cucinare il riso in tegami di terracotta. Perché la cucina è espressione autentica di una cultura della materia che pone al suo centro il dono quotidiano che facciamo di noi a beneficio dei nostri cari. E di dono, di sacrificio di sé parla A Simple Life: all’inizio è l’anziana Ah Tao, a servizio presso la stessa famiglia per quattro generazioni, a prendersi cura del giovane padrone Roger. Poi all’improvviso, quando lei è costretta da un infarto in una casa di riposo per malati e anziani, i ruoli si invertono di segno ma sempre all’interno di un rapporto che assomiglia molto a quello tra madre e figlio.

È anche un film dove gli sguardi, anche i più banali, anche quelli lanciati all’insaputa dell’osservato, hanno un peso tutto particolare ed aprono silenziosi squarci di intimità e di solitudine. Ed è proprio, verso la fine, il modo in cui viene filmato uno di questi sguardi a consegnarci – per contrasto e retroattivamente – la cifra stilistica del film. Uno scambio di intensa reciprocità, trattenuto a ralenti, tra l’anziana protagonista, ormai degente forzata, e il suo giovane padrone, partecipe ma impotente spettatore della sofferenza. Quel singolo istante, dilatato oltremisura, per un momento ci fa scorgere ciò che una regia più accattivante o meno onesta avrebbe potuto fare se avesse voluto abusare con l’artificio e calcare sul pedale dell’effetto ad ogni costo. Mentre ci dà invece la misura della sobrietà, dell’emozione non ostentata, della esemplare linearità di una vita semplice. Una semplicità conquistata a fatica.

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