Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Via Marsala / Via Melegnano

Dopo 22 anni inaugurata la targa dedicata a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Una mobilitazione dal basso, promossa dall'Associazione Insieme con Noi ha spinto la giunta comunale ad accogliere la proposta di apporre una targa all'esterno del parco di via Melegnano, inaugurato nel '98, dedicato ai due giornalisti Rai uccisi a Mogadiscio nel 1994

In via Melegnano, a Udine, nel Parco urbano dedicato ai due operatori Rai Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, verrà posta un’artistica targa ricordo per i due giornalisti uccisi in Somalia mentre lavoravano, nel 1994, da miliziani locali. Lo ha deciso la giunta comunale, accogliendo un'originale proposta dell’Associazione Insieme con Noi.

La targa

La dicitura della targa, oltre al logo dell’Associazione Insieme con Noi e del Comune di Udine, recita: “A Ilaria Alpi – Roma 1961 e
Miran Hrovatin – Trieste 1949 uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994, mentre svolgevano il loro lavoro di giornalisti alla ricerca della verità
”. L’inaugurazione della nuova targa si farà domenica 20 settembre alle 10.30, inizialmente prevista il 20 marzo e rinviata a causa del covid 19. La nuova tabella è in vetro e rappresenta un sole stilizzato, opera di Elisa Vidussi, una glass master professionista.

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Il parco

Il Parco “Ilaria Alpi” è stato inaugurato il 20 marzo 1998, con la presenza dei genitori di Ilaria. Con la delibera del 3 ottobre 2018 al parco stesso si aggiungeva anche il nome di Miran Hrovatin e si stabiliva che al suo interno doveva essere collocata una targa con la dicitura “Il Comune di Udine a Ilaria Alpi – Roma 1961 e Miran Hrovatin – Trieste 1949 uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994, mentre svolgevano il loro lavoro di giornalisti alla ricerca della verità”: c’è stata una mobilitazione dal basso e l’Associazione Insieme con Noi si è fatta promotrice dell'iniziativa.

L'attentato

L’agguato dei miliziani somali nel 1994. Era il 20 marzo 1994. Mogadiscio, capitale della Somalia. Nel quartiere Shibis, a pochi passi
dall’Hotel Hamana, l’ambasciata italiana non è lontana, all’altezza dell’incrocio tra Via Alto Giuba e Corso Somalia, Ilaria Alpi, inviata del Tg3, e l’operatore Miran Hrovatin escono dall’albergo dove erano entrati per parlare con un collega, che peraltro era già partito. Il tempo di salire sulla Toyota bianca e vengono uccisi dai kalashnikov di un commando somalo che immediatamente dopo fugge via. Sono passati ventisei anni da quel giorno. Ventisei anni d’indagini, inchieste e processi che non hanno dato alcuna risposta alla richiesta di verità sull’omicidio efferato. È una vicenda diventata inestricabile, con sentenze che ogni volta hanno ribaltato gli atti giudiziari precedenti, una Commissione Parlamentare che non ha prodotto un esito univoco e nulla è stata capace di accertare, la constatazione di un iter tortuoso, avvolto nelle spire velenose dei depistaggi, nella cappa delle reticenze e dei silenzi, che hanno sempre impedito di attraversare il muro di resistenze fino ad oggi impenetrabili.
 

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