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26 studenti udinesi al Cern alla scoperta dei segreti del bosone di Higgs

Tre giorni nei laboratori di fisica dell'infinitamente piccolo a contatto con gli scienziati e i fisici di Ginevra. Hanno partecipato 26 studenti dei corsi di laurea in informatica, ingegneria, matematica e tecnologie web e multimediali. Erano accompagnati da Marina Cobal, dal 1° luglio responsabile nazionale di Atlas, uno dei due esperimenti che hanno scoperto il bosone di Higgs

Missione al Cern di Ginevra per 26 studenti di informatica, ingegneria e matematica dell’Università di Udine, protagonisti di una full immersion di tre giorni nell’Lhc, l’acceleratore di particelle più grande del mondo. Un percorso guidato per esplorare i laboratori degli esperimenti di fisica più all’avanguardia, come Atlas e Cms, che hanno portato alla scoperta del bosone di Higgs, la particella chiave per capire come i mattoni fondamentali della materia acquistano una massa. Ma anche l’occasione per conoscere direttamente alcuni degli scienziati protagonisti di queste ricerche, che hanno tenuto loro dei seminari ad hoc.

Gli studenti hanno così potuto visitare diversi luoghi chiave del Cern. Come la sale di controllo centrale del Cern, quelle degli esperimenti Atlas e Cms, ed il centro di stoccaggio magneti dei dipoli superconduttori dell’LHC. Si sono potuti avvicinare allo studio del mondo dell’infintamente piccolo, ma anche dell’infinitamente grande, entrando nella sala di controllo di Ams, un esperimento di fisica astro-particellare che opera sulla Stazione spaziale internazionale in orbita intorno alla Terra. Questo esperimento studia l’universo e le sue origini, cercando nuove forme di materia (la cosiddetta materia oscura) attraverso misure di precisione della composizione e del flusso dei raggi cosmici. Hanno inoltre incontrato, Lucio Rossi, a capo del progetto “High Luminosity for LHC” del Cern, e Massimo Lamanna, responsabile dello sviluppo del software per il calcolo distribuito del centro di ricerche ginevrino.

La visita è stata guidata da Marina Cobal, capo del gruppo di ricerca di Atlas all’ateneo friulano e che dal primo luglio sarà la responsabile nazionale dell’esperimento. L’iniziativa è stata supportata dai dipartimenti di chimica, fisica e ambiente; di ingegneria elettrica, gestionale e meccanica; di matematica e informatica. A far da ciceroni agli studenti c’erano anche Claudio Bortolin, laureato e dottorato all’ateneo friulano che ora lavora al Cern, e Michele Pinamonti e Silvia Miglioranzi, collaboratori del gruppo Atlas di Udine. I 26 studenti che hanno partecipato a questa esperienza stanno completando i corsi di laurea in informatica, ingegneria (civile, ingegneria elettronica, gestionale), matematica e tecnologie web e multimediali. «Si è trattato di un’esperienza emozionante, in particolare naturalmente per gli studenti – spiega Cobal –, perché effettuata in occasione della “riaccensione” dell’LHC. Da quest’anno verranno effettuate nuove collisioni protone-protone alla energia mai raggiunta prima di 13 mila miliardi di elettron-volt (TeV), nella speranza di scoprire nuova fisica dopo l’identificazione del bosone di Higgs». L’acceleratore era infatti in pausa dall’inverno 2013 per effettuare i miglioramenti necessari a raggiungere la nuova energia-record.

Gli studenti coinvolti sono: Daniele Artico, Giorgia Benvenuto, Denis Brandalise, Alex Brino, Maurizio Colautti, Francesco Craighero, Nicola Croce, Cristian Demarchi, Andrea Furlan, Alessia Di Lenardo, Vittorio Fava, Ester Goi, Ariel Lanza, Eleonora Lena, Alexandro Letizia, Francesco Lucchini, Andrea Mocchi, Francesco Monisso, Sara Morgante Piano, Stefania Ongaro, Lorenzo Pradella, Giulia Ruzzene, Emanuele Santellani, Pietro Totis, Mario Ursino, Michele Vischi.

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