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Mercoledì, 22 Marzo 2023
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In pronto soccorso con forti dolori, dopo cinque ore di attesa torna a casa ed espelle un calcolo renale

La storia di un nostro lettore, Giordano Rinaldi, che ci ha raccontato la sua versione di un episodio avvenuto al Pronto soccorso dell'ospedale di Udine

Chi ne soffre sa quanto possano essere dolorosi: stiamo parlando dei calcoli renali, una patologia abbastanza frequente che se ostruisce il normale flusso delle urine può causare, oltre al dolore, anche un ristagno pericoloso. Ecco perché il 72enne udinese Giordano Rinaldi ha contattato il medico di famiglia spiegandogli la situazione quando, nei giorni scorsi, ha cominciato ad avvertire un dolore sempre più forte. 

Il racconto

«Ho sentito il dottore che mi ha consigliato di recarmi in pronto soccorso nel caso in cui il dolore aumentasse e notassi un rallentamento dell'uscita delle urine, al fine di farmi fare un'ecografia e di essere aiutato. E così ho fatto», ci racconta l'imprenditore, ex dirigente della Danieli ormai in pensione. Non riuscendo più a sopportare il dolore, Rinaldi si è recato in ospedale, accedendo alle 15. «Alle 17, dopo due ore, mi è stato fatto un tampone per il coronavirus, dopodiché non ho più visto nessuno. Dopo cinque ore ho chiesto informazioni, perché mi faceva sempre più male e quando mi sono sentito rispondere che dovevo solo aspettare ho preferito tornare a casa, anche perché avevo lasciato mia moglie malata da sola». Con non poca rabbia e molto dolore, Rinaldi, nel tragitto verso la propria abitazione, ha chiamato alcuni amici medici chirurghi che gli hanno consigliato l'assunzione di due compresse di uno specifico farmaco. «Una volta arrivato a casa ho fatto come mi hanno consigliato e dopo un po' ho espulso dolorosamente un calcolo di 6 millimetri. Ora mi chiedo se in ospedale le cose possano essere fatte diversamente visto che una volta funzionavano meglio». 

Le lamentele

«Abbiamo un servizio che è un disservizio: io mi sono recato in pronto soccorso su consiglio del medico di base, che mi ha dato delle indicazioni precise. Mentre ero lì sono arrivate altre persone, evidentemente più gravi, che mi sono passate avanti nella classifica delle emergenze: questo significa che sarei potuto rimanere lì dolorante per ore e ore ancora. Io penso che se l'anamnesi di certe patologie può essere fatta in ambulatorio in pochi minuti, una volta stabilito il quadro di certi pazienti, questi possono essere inviati nei reparti di competenza e il carico del pronto soccorso essere smaltito. Nel mio caso, aver aspettato cinque ore senza poter parlare con nessuno mi è sembrato assurdo, non capisco cosa sia successo perché Udine sta diventando una non eccellenza: un anno e mezzo fa, in un'altra occasione, erano stai bravi e gentili».

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