Rinviato l'esame di abilitazione: decine di dottori in medicina chiedono di poter lavorare

Il paradosso è dovuto alla sospensione delle attività accademiche a causa dell'emergenza coronavirus: ai futuri medici manca l'abilitazione per poter essere operativi e quindi chiedono di poter fare l'esame per via telematica o che salti il test

Studenti di medicina in un'immagine di repertorio

In questi giorni si sarebbe dovuto tenere l'esame di stato per l'abilitazione dei medici neolaureati, tuttavia il MIUR ha dovuto sospendere la prova, così come tutte le attività accademiche. Sono due le conseguenze derivanti da questa decisione: oltre alla mancanza di medici abilitati proprio durante un'emergenza sanitaria, molti dottori in medicina, che hanno già effettuato il tirocinio abilitativo, non potranno partecipare al corso per medici di famiglia nonostante abbiano già vinto il concorso. Un cortocircuito che sono gli stessi laureati a chiedere che venga risolto.

Il caso

Per esercitare la professione medica è necessaria, dopo la laurea, anche l'abilitazione formata da un tirocinio e da esame finale. In tutta Italia il test, a termine del tirocinio, si sarebbe dovuto svolgere il 28 febbraio ma dopo la sospensione delle attività accademiche, il Ministero non ha indicato una data, al momento. Molti di questi dottori in medicina - ma non ancora medici abilitati - hanno già passato il concorso per partecipare al corso di medicina di famiglia, ma senza abilitazione non possono parteciparvi. E il corso inizia a marzo.

Per questo si sono molbilitati in tutta Italia, compresa Udine dove i diretti interessati sono 50, firmando in 2300 una lettera che sarà inoltrata anche al Presidente Fedriga, agli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Regione Friuli Venezia Giulia, ai Rettori delle Università di Udine e Trieste.

La lettera

Quello che i laureati chiedono, sostanzialmente, è che venga o concessa abilitazione senza lo step finale rappresentato dal test, in modo che i medici possano diventare operativi, o che venga concessa loro la possibilità di fare l'esame abilitante per via telematica, nelle regioni in cui l'attività accademica è stata sospesa. 

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Con la seguente intendiamo diffondere a mezzo stampa la lettera che, a nome degli studenti neo-laureati in Medicina e Chirurgia, attualmente impegnati nella II sessione dell’Esame di Stato di Medico-Chirurgo del 2019, è stata inviata agli organi competenti del MIUR e del Ministero della Salute in seguito al rinvio a data da destinarsi della prova scritta del 28/02 p.v. secondo l’avviso del MIUR n. 5384.
Siamo dei neo-laureati in Medicina e Chirurgia, ex rappresentanti degli studenti che per anni hanno lavorato negli organi di ateneo. Abbiamo messo da parte le liste, i colori, e le associazioni di cui facevamo parte per lanciare un appello ai Ministeri competenti affinché anche gli abilitandi possano essere tutelati in questa situazione di emergenza.
Siamo ben consci, anche e soprattutto in qualità di futuri medici, dell’emergenza sanitaria che sta affrontando al momento il nostro paese. Crediamo però che sia proprio questo il momento di non nascondere la testa sotto la sabbia e i problemi sotto il tappeto. Abbiamo scritto questa lettera con delle proposte concrete e fattibili: vogliamo abilitarci, e vogliamo abilitarci presto. Leggere l’avviso del MIUR che decretava l’annullamento della prova scritta e lo spostamento a “data da destinarsi” del test ci ha destabilizzato, perché non si è nemmeno tentato di trovare una soluzione alternativa.
Senza abilitazione un laureato in Medicina e Chirurgia non può essere utile in alcun modo alla comunità. Non può sostituire i medici di base, non può fare il medico di continuità assistenziale (ex guardia medica), non può iniziare il corso di Medicina Generale... Non può, insomma, essere medico. Siamo in questo limbo da mesi, senza poter lavorare, senza poter esercitare la professione per cui abbiamo studiato. Non avere una data certa del rinvio, inoltre, creerà notevoli disagi organizzativi: molti colleghi hanno vinto il concorso in Medicina Generale, e senza l’abilitazione alla mano perderanno il posto; i concorsi per l’accesso alla continuità assistenziale non potranno svolgersi; non potremo in alcun modo essere utili, in particolare in un momento emergenziale come questo, dove serviranno nuovi medici. Abbiamo quindi chiesto ai Ministeri competenti di agire in fretta per trovare una soluzione, e farci abilitare quanto prima.

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