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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cronaca Centro / Piazzale della Repubblica

Genocidio in Etiopia: sit-in di protesta e solidarietà a Udine

Oggi, sabato 3 luglio alle 18, presso il giardino Giovanni Pascoli in Piazza della Repubblica a Udine la diaspora del popolo tigrino ha organizzato un sit-in di solidarietà con il Tigray

Sabato 3 luglio alle 18, presso il giardino Giovanni Pascoli in Piazza della Repubblica a Udine la diaspora del popolo tigrino, presente nella nostra regione, ha organizzato un sit-in di solidarietà con il Tigray, e di condanna per l’aggressione violenta subita ad opera del governo Etiope guidato dal già premio Nobel per la Pace Abiy Ahamed.

La storia

Tra il 3 ed il 4 novembre 2020 è iniziata la guerra in Tigray, regione del nord Etiopia. Accanto all’aggressione dell’esercito etiope e delle milizie Amhara, è intervenuto anche l’esercito eritreo. Il Tigray è stato in questo modo chiuso in una morsa di violenze inaudite contro la popolazione civile. Per mesi non è stato possibile avere accesso a quelle zone, ma ora sappiamo quello che è accaduto. Hanno avviato nei fatti un’operazione genocidaria di sopraffazione dei civili. Si parla di oltre 500 mila morti, stupri come arma di guerra, 4 milioni di sfollati, più di 70 mila profughi rifugiati in Sudan. Infrastrutture  civili : ospedali, scuole, università saccheggiate. Questo ha innescato una crisi umanitaria in rapido peggioramento, con 900 mila persone sull'orlo della carestia secondo le Nazioni Unite e 140.000 bambini “che affrontano condizioni simili alla carestia”.

L'iniziativa

L’iniziativa organizzata con il sostegno di Time For Africa, Circolo Nuovi Orizzonti, Focus On Africa, e Tigray Italia, "vuole richiamare l’attenzione dei cittadini,  e denunciare l’immobilismo del governo italiano difronte a questa tragedia umanitaria. Non una parola di solidarietà o di condanna è stata pronunciata dalle forze politiche e dal governo del nostro Paese".

Le richieste

  • Fuori le truppe eritree occupanti il Tigray;
  • Aiuti umanitari per tutti e le realtà umanitarie devono poter lavorare in totale sicurezza e accesso su tutto il territorio, anche nelle zone rurali attualmente tagliate fuori dai supporti;
  • Indagini indipendenti e approfond
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