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La facciata dice internet point, in realtà è una banca abusiva

Cessazione immediata dell'attività per un esercizio di via Benedetto Croce. Si inviavano, ricevevano e prestavano somme di denaro

 

Internet point sottoposto a sequestro preventivo urgente e attività immediatamente cessata in via Benedetto Croce, zona stazione ferroviaria. L'operazione, organizzata dal sostituto procuratore Giorgio Milillo e messa in opera dai finanzieri del Comando provinciale - diretti dal tenente colonnello Davide Cardia - ha smascherato un'attività  dedita all’esercizio abusivo di servizi di pagamento e finanziamento, con il sistema “hawala”. Il metodo è comunemente in uso in molti paesi di cultura e tradizione islamica. Il sistema abusivo è caratterizzato dalla totale assenza di tracciabilità dei flussi di denaro, vietato sia dalle normative internazionali antiriciclaggio che dalla legge nazionale

Il metodo vietato

Lo schema di “pagamento informale” hawala poggia su di un solido pilastro fiduciario ed è, almeno all’apparenza, rapido e conveniente. A fronte di ridotti costi del servizio, tra il 2% ed il 5%, consente, grazie all’intermediazione del così detto hawalader, il rapido trasferimento di una somma tra due soggetti residenti in paesi diversi. L’hawalader, ricevuto il denaro e trattenutane la commissione concordata, contatta il suo omologo nel paese del destinatario dandogli l’ordine di pagare la somma al beneficiario, che, per confermare la sua identità, dovrà essere in possesso di un codice alfanumerico. La compensazione tra i due intermediari avviene, poi, in un secondo momento, sempre in base al consolidato rapporto fiduciario ed interpersonale su cui si fonda l’architettura del sistema. Il sistema “hawala” sfugge completamente all’architettura dei controlli ed è, perciò, quello preferito da chi non ha alcuna intenzione di figurare nella movimentazione di somme da e verso l’estero.

La base udinese

Già ben inseriti nella rete degli hawalader, i due gestori dell’internet point di via Benedetto Croce, i 33enni pakistani A.R., e A.W., avevano realizzato, dietro l’apparenza di un inattivo internet point, un vero e proprio “sportello” per la ricezione e l’invio di ingenti somme di denaro verso i paesi di origine dei migranti afghani e pakistani presenti in provincia. Gli uomini del Nucleo di polizia economico finanziaria hanno perquisito le loro abitazioni.

Le indagini

Grazie alla riuscita installazione di una videocamera, i due titolari sono stati filmati dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria mentre ricevevano (trattenendo una commissione del 5%), consegnavano, ed, in molti casi, prestavano – così commettendo l’ulteriore reato di esercizio abusivo di servizi finanziari – somme per migliaia di euro a loro connazionali o a cittadini afghani.

Le cause del sequestro

Un meccanismo del genere favorisce il trasferimento di denaro sia per la commissione di nuovi reati che per occultarne, riciclandone i proventi, l’origine. Per questo il sostituto procuratore Giorgio Milillo ha disposto il sequestro preventivo del locale e l’immediata cessazione dell’attività. Nel corso delle perquisizioni le Fiamme gialle friulane hanno trovato denaro e dispositivi di comunicazioni.

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