Padre divorziato non può vedere la figlia da due mesi, l'appello

Un uomo di 31 anni poteva vedere la figlia negli incontri protetti con l'assistente sociale e ora nemmeno con le videochiamate. L'assessore: «Nessun malfunzionamento dei servizi»

La chiusura delle attività ha comportato anche l'interruzione di alcuni servizi come quelli sociali che anche a Udine permettevano a genitori separati di vedere i propri figli attraverso gli incontri protetti. Essendo chiusi gli uffici comunali dove si svolgevano questi incontri, però, si è creata dall'inizio dell'emergenza sanitaria una situazione spiacevole per alcune famiglie. I genitori che erano costretti a vedere i propri figli durante gli incontri protetti, da quando è iniziata la quarantena sono impossibilitati a incontrarli dal vivo.

La storia

Uno di questi genitori è Franco (abbiamo scelto per lui un nome di fantasia), che ci ha raccontato di come ormai non veda più sua figlia da oltre un mese e mezzo, una bimba che vive a Udine con la mamma.

«Sono un padre divorziato, con una figlia di quattro anni, che posso vedere solo con gli incontri protetti. A causa del coronavirus gli incontri, che si svolgevano negli uffici dei servizi sociali, non si svolgono più. Ho chiesto più volte all'assistente sociale di poter almeno fare una videochiamata ma anche questa possibilità mi è stata negata, l'unica cosa che mi hanno permesso è stato quello di mandare dei file audio a cui però mia figlia non ha mai risposto». La sua preoccupazione, oltre al dolore di non vedere più la figlioletta, è quella di non essere l'unico genitore in questa situazione.

«So che l'assistente sociale ha già fatto diverse videochiamate con la mia ex moglie e non capisco perché io non possa essere inserito per poter vedere anche se per poco mia figlia. So benissimo che essendo piccola non starebbe ferma troppo davanti al telefono, ma così mi stanno rubando il mio diritto di genitore e il suo di figlia».

La risposta della politica

La prima risposta arriva dall'assessore comunale Elisa Asia Battaglia che conferma esserci state diverse difficoltà per la messa in pratica della modalità "virtuale" degli incontri protetti. Dal canto suo, l'assessore alla sanità e all'assistenza sociale Giovanni Barillari, replica invece che «la vicenda in questione è diversa da quanto riferita dall'uomo e nel caso specifico non c'è stato nessun malfunzionamento o insufficienza dei servizi sociali, che hanno continuato a operare nel rispetto delle nuove regole». Barillari ha sottolineato soprattutto il fatto che alcuni servizi si sono subito modificati secondo le nuove esigenze, come quelli degli educatori di sostegno, che «sono continuati in modalità online attraverso videolezioni».

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