Moria di api, a rischio la produzione di miele del 2018 anche in Fvg

Prosegue lo spopolamento degli alveari. A rischio la produzione di miele nazionale e regionale nel 2018. Le cause, la denuncia e l'appello alla politica e ai consumatori da parte di Giuliano Marini, apicoltore friulano, che da 10 anni tenta di sensibilizzare sul tema attraverso l'iniziativa "adotta un alveare bio".

 

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L'ape è la sentinella dell'ambiente, del nostro mondo. Si sa, l'impollinazione è alla base della vita. E non per nulla, se ci fate caso, il suo ruolo all'interno della nostra cultura viene tramandato di generazione in generazione attraverso la nota e immancabile "storia dell'ape e del fiore". Ma, come il canarino per i minatori, negli ultimi dieci anni ci sta avvisando di alcuni problemi che potrebbero mettere a rischio la nostra esistenza, quel fenomeno che gli scienziati hanno definito con la "sindrome dello spopolamento degli alveari": non solo i favi degli alveari non risultano più ricoperti interamente dagli insetti a strisce giallo-nere, ma ospitano anche alcuni esemplari "malati", dal colore insolito e opaco e dalla durata di vita dimezzata, circa 20 giorni rispetto ai generci 40. 

Le cause

Sul banco di accusa sono finiti in particolar modo tre tipologie di neonicotinoidi: il clothianidin, l'imidacloprid e  il thiamethoxan. Ma, come ben spiegato da Giuliano Marini nel nostro approfondimento video, alla base delle cause ci sarebbe la cultura delle monocolture (mais, soia, viti e negli ultimi anni agli ulivi in Fvg), in particolar modo quelle favorite da contributi pubblici, che, oltre a necessitare di pesticidi e fitofarmaci, riducono sempre di più le tipologie di fiori dove le api possano banchettare durante il loro pascolo (il volo). 

La sensibilizzazione

Giuliano è un professionista del settore con 22 anni di esperienza (è anche proprietario dell'azienda agricola biologica "Canais" a Billerio - Magnano in Riviera), possiede oltre 200 alveari sparsi in giro per la provincia di Udine ed è il maggiordomo - così ama definirsi - di un esercito di 6 milioni di api. Dal 2007, ci ha spiegato durante una nostra visita a Moruzzo, la situazione ha iniziato ad essere evidente anche a lui e proprio per questo dal 2008 ha iniziato a sensibilizzare i consumatori sul tema, proponendo ai clienti l'adozione dei suoi alveari biologici a distanza. Chi ne adotta uno, oltre a ricevere una quantità di miele, viene costantemente aggiornato sulla situazione delle api attraverso video, fotografie e informazioni.

L'appello

Ma queste iniziative, seppur lodevoli, possono ben poco se non si interviene al più presto. Anche perchè, come sottolineato dall'apicoltore, "quello che dovrebbe essere il primo anello della catena alimentare, del settore agricolo e della vita in realtà è all'ultimo posto, non interessa a nessuno, tantomeno alla politica: l'apicoltura, compresa quella biologica, non riceve contributi. Nella scorsa legislatura sono stati infatti destinati alcuni - pochissimi - fondi al consorzio apistico e qualcosina ad un laboratorio per le ricerche, nemmeno un euro a chi lavora nel settore. La cosa paradossale - conclude Giuliano Marini  - è che questi fondi siano invece cocessi ai coltivatori di mais, viti e uliveti". 

"Per fare un tavolo ci vuole un fiore", cantava Sergio Endrigo leggendo il brano scritto dall'immenso Gianni Rodari. Ma per fare i fiori... ci voglion le api! 


 

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