Fidenato: “Io come Bosman e Beppino Englaro. Cerco solo giustizia e libertà”

Intervista a Giorgio Fidenato, l'agricoltore che affrontando tribunali, Regione, Procura e Unione Europea cerca la strada della legittimazione per il diritto alla semina di mais geneticamente modificato

Abbiamo intervistato Giorgio Fidenato, l'agricoltore che a colpi di sentenze a Roma e a Bruxelles cerca la strada della legalità e della giustizia europea per un diritto che lui stesso ritiene sacrosanto e sancito nei trattati. Un'ingiustizia, secondo lui, contro la quale non cerca violenza, prevaricazione o sotterfugi ma solo legittimazione. Una battaglia che dura da diversi anni e che è ancora in attesa di una conclusione. Una vicenda che tocca in qualche modo anche l'etica e i diritti civili e che se dovesse essere vinta dall'agricoltore di Arba, sancirebbe una svolta storica per gli agricoltori pro ogm italiani e europei. L'architrave della difesa di Fidenato poggia sul presupposto che il principio della preminenza del diritto comunitario impone non solo al giudice ma allo Stato membro nel suo insieme di dare piena efficacia alla norma comunitaria e in caso di conflitto, di una norma nazionale con una norma comunitaria, di disapplicarla.

Com'è andata ieri nel suo campo Colloredo di Monte Albano?

"Sono rimasto estasiato a vedere tutte quelle persone giunte in segno di sostegno. Gli agricoltori stanno finalmente prendendo coscienza del problema. Tutto l'impegno che abbiamo messo io, i ragazzi di Futuragra, Leandro Taboga e Dordolo Ennio, per fare questo campo e per far vedere cosa sono le coltivazioni biotech, è stato ripagato. La Guardia Forestale non è stata fatta entrare nel campo di Colloredo perché la norma regionale non è conforme con la direttiva europea, quindi deve essere disapplicata. Adesso, come loro andranno in Procura a chiedere un mandato, anch'io mi rivolgerò al Procuratore per chiedere di disapplicare la legge regionale".

Lei non si è mai nascosto, anzi, ha sempre cercato la stampa, mandato comunicati e pubblicizzato le sue semine di mais transgenico o le sue vittorie legali. La responsabilità della battaglia che si è assunto, le eventuali conseguenze e il peso di tutti queste sforzi non l'hanno mai scoraggiata?

"Io mi sento un po' come Jean-Marc Bosman (il calciatore belga che diede inizio a una vera e propria rivoluzione nella regolamentazione del trasferimento dei calciatori all'interno dell'Unione Europea ndr). Io, come Bosman a suo tempo, sto cercando di aprire una pagina nuova del diritto europeo. I politici degli stati membri non possono decidere quello che vogliono. Ci sono trattati a cui noi tutti cittadini europei dobbiamo sottostare e che dobbiamo rispettare. Non si può legiferare contro i trattati sottoscritti".

Altri riferimenti?

"Il campo di applicazione è diverso ma come Beppino Englaro cerco di far capire l'importanza del diritto e della libertà di scelta. Non ci può essere uno Stato che pervade la vita dei cittadini. Se non c'è violenza, se non c'è sopraffazione non si può fermare un cittadino nelle sue iniziative e sue libertà. Un po' mi sento come lui. Non perseguo alcuna violenza, solo giustizia e libertà".

Da molti detrattori è tacciato di ricevere sovvenzionamenti, non palesati, da multinazionali interessate alle coltivazioni di semine ogm. E' così?

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"Garantisco che la battaglia mia e di Taboga è fatta esclusivamente con le forze e i soldi nostri e degli agricoltori che in questi anni mi hanno aiutato ad affrontare le spese delle cause e i nostri ricorsi. Io la Monsanto, ad esempio, la conosco solo come un fornitore di prodotti. Lo garantisco".

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