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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca

Il 30% dei giovani friulani è in sovrappeso

E’ necessario fare attività fisica che però sia controllata. Le visite medico sportive obbligatorie hanno ridotto le morti improvvise dell’89-90 %. L’11 giugno il presidente del CONI Malagò a Pordenone per inaugurare i nuovi ambulatori medico sportivi

Il 30% dei ragazzi friulani è in sovrappeso. A dirlo è il Presidente del CONI Friuli Venezia Giulia Giorgio Brandolin intervenuto al convegno sulla “Prevenzione cardiovascolare nell’ attività sportiva agonistica e non agonistica” organizzato al Teatro Verdi di Pordenone dalla Fondazione BCC Pordenonese in collaborazione con la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier in provincia di Treviso. Il dato emerge dal progetto “Movimento in 3S” attuato ormai da 6 anni all’interno di gran parte delle le scuole elementari della regione Friuli Venezia Giulia.  “Oltre a fare un po' di attività motoria con i giovani laureati a Gemona- ha detto Brandolin - facciamo anche dei test anonimi con delle misurazioni dei nostri ragazzi. Ed è proprio da queste rilevazioni che abbiamo riscontrato che quasi un terzo dei ragazzi che frequentano le scuole elementari soffrono di obesità”. I fattori che determinano questa patologia sono principalmente l'alimentazione, ma anche la vita sedentaria. “Purtroppo diminuisce la pratica sportiva nella regione Friuli Venezia Giulia” ha riferito il Presidente del Coni Giorgio Brandolin.

Dopo la recente scomparsa, proprio a Udine, del capitano della fiorentina Davide Astori è più che mai necessario parlare di prevenzione cardiovascolare nella attività sportiva agonistica e non agonistica. Essenziale si è dimostrata l'obbligatorietà della visita sportiva agonistica istituita nel 1982. Uno studio realizzato da un cardiologo di Padova evidenzia in maniera molto chiara che dal 1982, quando è diventata obbligatoria la visita sportiva, le morti improvvise si sono ridotte dell'89-90%
Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla presenza nel territorio di centri di secondo livello, dotati di alta tecnologia e strumentazione necessaria per individuare patologie che, se non sono prese in tempo, possono risultare fatali. “Noi tutti facciamo riferimento a centri di secondo livello- ha detto Fernando Agrusti Presidente del Comitato Regionale Federazione Medico Sportiva del Friuli Venezia Giulia intervenendo al convegno- perché nel momento in cui si evidenziassero delle problematiche a livello della prima visita c’è la necessità di avere a disposizione dei centri specializzati che permettano di avere una strumentazione tale da garantire ulteriori accertamenti” ha detto Agrusti.

Come la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier già punto di riferimento per la prevenzione cardiovascolare in ambito sportivo. Si affidano infatti alla struttura trevigiana anche i giocatori della Reyer Venezia, della Treviso Basket, dell’Imoco Volley e del Venezia Calcio. “Siamo specializzati sia per gli atleti di alto livello sia per quelli non professionisti che sono associati alle società sportive – ha detto il dottor Totò Giujusa  medico chirurgo specialista in Cardiologia e Medicina dello Sport della Casa di Cura Giovanni XXIII” di Monastier- Abbiamo inoltre la tutela dell'attività sportiva non agonistica che prevede comunque una valutazione cardiologica e la possibilità di avere tutta la diagnostica di secondo livello che va dall’ elettrocardiografia all’ecocardiografia; la possibilità di avere TAC coronariche e risonanze magnetiche. In questo modo si riesce ad individuare la presenza di anomalie che possono precludere l'attività sportiva sia agonistica che non agonistica e quindi preservare la quantità e qualità di vita del paziente”

L'attività fisica dunque è essenziale per un corretto stile di vita, ma è altrettanto importante promuoverla nei giovani fin dalle scuole elementari insegnando loro quelle norme comportamentali che a lungo andare possono salvare la vita. “Siamo contenti che il certificato medico non sia una pura formalità, ha detto l’ Assessore allo Sport del comune di Pordenone  Walter De Bortoli- il certificato medico deve essere un attestato di idoneità allo sport rilasciato da strutture medico sportive collocate capillarmente nel territorio. Ecco perché la nostra amministrazione non ha esitato ad investire per i propri sportivi. Abbiamo appena terminato gli ambulatori presso il Coni provinciale ed in questo momento sono in fase di arredo. Proprio oggi il  presidente del Coni Regionale Giorgio Brandolin mi ha comunicato che  Giovanni Malagò, l’11 giugno prossimo verrà, ad inaugurare la nuova struttura ambulatoriale presso il Coni di Pordenone”.

Il convegno si è concluso con il ringraziamento di Giancarlo Zanchetta, Presidente della Fondazione Bcc Pordenonese organizzatrice assieme alla Casa di Cura Di Monastier, dell’iniziativa. “Abbiamo particolarmente a cuore queste tematiche –ha detto Zanchetta-anche perché, purtroppo, il territorio in cui la Fondazione opera è stato segnato da diverse perdite improvvise di atleti che hanno profondamente scosso le comunità”. Per questo motivo, da diversi anni, la Fondazione è impegnata in attività di sensibilizzazione e di promozione della prevenzione cardiovascolare e dei corretti stili di vita, attraverso convegni dedicati e check-up gratuiti realizzati in collaborazione con le Associazioni “Amici del Cuore” di Motta di Livenza e Pordenone

“Crediamo sia importante fare delle serate informative come queste - ha detto Walter Lorenzon Presidente di BCC Pordenonese- E’ essenziale diffondere la cultura della prevenzione soprattutto tra i giovani. Siamo qui con la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier perché è un'eccellenza del nostro territorio alla quale ci stiamo avvicinando. Abbiamo visto che ci sono delle competenze straordinarie che vogliamo mettere a disposizione anche dei nostri Soci per i quali vogliamo sempre il meglio”.

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