menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
La gatta

La gatta

Gatta sterilizzata all’ENPA torna con graffi e ulcere dodici giorni dopo, il racconto di una volontaria

A raccontare il fatto sulla propria pagina Facebook, la volontaria Sara De Sabata, referente di quattro colonie regolarmente censite per il Comune di Premariacco. La giovane, insieme all'associazione "Zampa su Zampa", porta avanti un’importante campagna per la sterilizzazione dei gatti randagi

Consegnano una gatta selvatica all’ENPA per la procedura di sterilizzazione, ma se la vedono riconsegnare 12 giorni dopo, nel complesso sana, ma piena escoriazioni su muso e orecchie imputabili a ripetuti tentativi di fuga dalla gabbia.

A denunciare l’episodio sulla propria pagina Facebook, Sara De Sabata da diversi anni ormai volontaria dell’associazione Zampa su Zampa insieme alla Presidente Loredana Barichello, che non ha mancato di dire la sua sull’accaduto.

Il racconto della volontaria

Ogni Comune – spiega Sara de Sabata – è convenzionato con una struttura, sia essa l’ENPA o un veterinario, per la sterilizzazione dei gatti randagi. Il Comune di Premariacco in questo caso è convenzionato proprio con l’Enpa. Si tratta di un servizio importantissimo, atto a proteggere gatti e persone, ma i tempi di “degenza” dei gatti sono incredibilmente lunghi, arrivando in questo caso (con una gatta gravida) a 12 giorni, dall’11 al 22 agosto, per un presunto taglio non ben rimarginato. La gatta – prosegue – mi è stata restituita, dopo numerose chiamate ed insistenze con evidenti traumi da sfregamento, cioè escoriazioni su muso e orecchie con un’ulcera all’occhio sinistro ormai incurabile.

118120351_3192297917521850_8482748210909473429_o-2

"Le ferite, a mio parere - continua -  possono essere imputabili ai ripetuti tentativi di fuga della gatta dalla gabbia dove è rimasta costretta per tutto questo tempo. Prima della degenza, la gatta, era perfettamente sana come si nota anche dalla foto fatta poco prima della consegna".

gatto

La richiesta di spiegazioni

“Alla mia richiesta di spiegazioni non ho ricevuto risposta, né da parte dell’associazione né da parte del Comune”.

“Tenere un gatto selvatico per 12 giorni chiuso in una gabbia da 75x 35 cm più che una degenza è una detenzione forzata. I tempi non sono compatibili con l’animale al punto che pur di tentare di scappare è disposto ad auto mutilarsi. Il protocollo per le gatte, effettivamente gravide, è in realtà più lungo di una normale degenza di una gatta non gravida, ma qui si è sforato ogni limite di umanità – continua De Sabata - Protocollo non significa “abbandonare” l’animale a sé stesso lasciandolo impazzire dentro uno spazio angusto, ma piuttosto fare del proprio meglio affinché il gatto possa tornare libero nel minor tempo possibile”.

“Siamo consapevoli – prosegue - che non tutti i gatti possono essere salvati, e dal canto nostro facciamo del nostro meglio, come siamo convinte facciano anche le altre associazioni, ma non si può passare sopra la sofferenza degli animali in questo modo".

"Lancio quindi un appello – conclude – al Sindaco di Premariacco e all’Enpa, per avere spiegazioni sull’accaduto – Sono diverse le segnalazioni giuntemi dopo il post su Facebook per i medesimi episodi. È ora di fare chiarezza”.

La presidente di "Zampa su zampa"

“Le associazioni animaliste che (Immagino) stiano dalla parte degli animali e del loro benessere svolgono un importantissimo servizio di sterilizzazione e cura dei gatti randagi (di colonia e non) in collaborazione (si spera) con comune, regione e volontari – scrive Loredana Barichello su un post Facebook - Un’attività difficile e impegnativa anche per i volontari che molto spesso si trovano a fare lunghi appostamenti per riuscire a catturare il felino. La cattura è soddisfazione perché da quel gatto non nasceranno più gattini randagi, ma è anche sofferenza e ansia essendo comunque responsabili per quell’animale e coinvolti emotivamente. Il gatto per protocollo – prosegue la Barrichello - va tenuto in gabbia-trappola prima e dopo l’intervento, ma tutto ciò deve avvenire nel più breve tempo possibile. Dodici giorni in una gabbia però mi sembrano una sofferenza totalmente inutile”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

UdineToday è in caricamento