Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca Via Pozzuolo, 330

Un gioco inventato da una cooperativa sociale friulana premiato dall'Unione Europea

Free to Choose è nato come progetto per combattere gli stereotipi di genere, analizzando i dati europei sull'occupazione femminile, ed è diventato ora un gioco da tavolo

Si chiama "Free to Choose", ed è un progetto diventato poi gioco, ideato dalla friulana Cooperativa sociale Itaca e che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di "Best Practice nella lotta agli stereotipi di genere" dell'Unione Europea.

Il riconoscimento

Free to Choose è stato scelto dall’Unione Europea quale best practice nella lotta agli stereotipi di genere ed è stato presentato ufficialmente nei giorni scorsi all’Information and Networking Meeting dei progetti REC – Rights Equality and Citizenship dedicato all’empowerment delle donne e alla lotta alla violenza di genere. Il progetto europeo Free to Choose è dedicato all’individuazione, decodifica, eradicazione e superamento degli stereotipi di genere nei giovani 16-29 anni e negli adulti chiave coinvolti nelle fasi di orientamento e scelta del percorso formativo e lavorativo. Free to Choose è stato inserito nella sezione Examples Of Best Practices In Projects, nel corso della quale il progetto e il gioco sono stati presentati nelle loro fasi operative.

La nascita del progetto

In Europa, come anche in Italia e in Friuli Venezia Giulia, sono ancora poche le ragazze che scelgono studi o professioni a carattere scientifico, tecnologico, di ingegneria o matematica e si rileva una percentuale molto bassa di maschi inseriti nell’area educativa e socioassistenziale. Free to Choose parte da qui, basandosi sull’analisi dei dati europei, nazionali e regionali da cui emerge da un lato l’aumento della partecipazione femminile al mondo del lavoro e l’incremento del numero di laureate, ma dall’altro la persistenza di differenti opportunità di occupazione, crescita professionale e retribuzione. Tra le molteplici cause, un ruolo importante è giocato dalla presenza di stereotipi di genere che pesano nelle fasi di scelta dei percorsi formativi, nelle fasi di transizione verso il lavoro e nelle opportunità occupazionali future.

L'obiettivo

Free to Choose mira a promuovere un cambiamento culturale che, attraverso un approccio innovativo e coinvolgente, analizzi, riconosca, comprenda e affronti gli stereotipi di genere presenti nel lavoro, nella formazione e nell’orientamento. Destinatari i giovani tra i 16 e i 29 anni ma anche i soggetti-chiave che operano nel sistema della formazione e dell’orientamento (educatori, mentor, tutor e docenti) che svolgono un ruolo importante nelle fasi di orientamento e transizione tra formazione e lavoro. L’obiettivo di Free to Choose è rendere consapevoli giovani e adulti di quanto gli stereotipi di genere possano influenzare e limitare le scelte e le opportunità formative e professionali.

Come funziona

In questa prospettiva FTC si articola in più fasi, che hanno previsto un confronto europeo sugli stereotipi di genere nel lavoro e nella formazione, la successiva creazione (attraverso un’analisi sociologica) di uno strumento innovativo utile nelle fasi di orientamento formativo e professionale per supportare operatori e giovani nel riconoscere lo stereotipo di genere e superarlo. Lo strumento si basa su un approccio ludico e verrà distribuito gratuitamente a tutti gli enti, organizzazioni, associazioni e gruppi che hanno collaborato con i partner di progetto alla sperimentazione.

Un'organizzazione congiunta

Un riconoscimento quello da parte dell’UE non solo di prestigio ma che evidenzia che la strada tracciata dal progetto è quella giusta, e che funge da ulteriore stimolo a proseguire lungo questo tracciato per le dieci organizzazioni di cinque Paesi europei coinvolte nel partenariato, che sono Cooperativa sociale Itaca (lead partner), Regione Friuli Venezia Giulia Assessorato al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia, Ires Fvg, Università di Modena e Reggio Emilia per l’Italia, e poi Mcbit e Nefiks (Slovenia), Opciònate e Università di Valencia (Spagna), Apload (Portogallo) e Mediterranean Institute for Gender Studies MIGS (Cipro).

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