Cronaca

A casa da 70 giorni senza cassa integrazione, «ci stanno togliendo anche la passione»

Il racconto di un'educatrice di asilo che prima ha consumato tutte le ferie, poi ha provato a iscriversi senza successo all'Inps per fare la baby sitter e ora è in attesa come decine di colleghe della cassa integrazione che non è mai arrivata, mentre la liquidità si sta esaurendo

Senza lavorare da oltre 70 giorni, con le ferie consumate, con la liquidità che va esaurendosi e senza aver ricevuto ancora la cassa integrazione. Questa è la situazione di molti lavoratori, ma i primi ad aver interrotto il lavoro sono tutti quelli impegnati nel settore dell'educazione. L'allarme su una situazione di totale incertezza arriva da un'educatrice di asilo che oltre a voler sottolineare il fatto che da due mesi la cassa integrazione non è ancora arrivata «nonostante i proclami della Regione», vuole raccontare la difficile realtà degli asili stessi.

«Le realtà degli asili nido sono piccole: uno apre un asilo perché ci crede, non per guadagnare. E una realtà come questa vive delle rette dei genitori e di quello che arriva dalla Regione. Le titolari degli asili sono spesso persone che hanno anticipato le buone uscite ma non riescono ad anticipare la cassa integrazione e che, in questi momenti, stanno piangendo perché non sanno se possono ancora mantenere i contratti di lavoro».

Solo il 10% delle domande evase

L'educatrice, una donna di 40 che lavora in un asilo fuori della provincia di Udine e preferisce rimanere anonima, continua nel racconto di come lei e le sue college stanno vivendo questa situazione. «All'inizio abbiamo consumato tutte le ferie e tutti i permessi, poi la richiesta di cassa integrazione è stata inevitabile. Pur di continuare a lavorare e a offrire un servizio pur minimo ai bambini abbiamo fatto anche la richiesta per poter diventare baby sitter, ma il meccanismo si è inceppato e stiamo aspettando da un mese la conferma dall'Inps». Per chi ha uno stipendio c'è infatti la possibilità di lavorare con i voucher: pare fare regolarmente la baby sitter ci si deve iscrivere all'Inps che prima invia un codice pin per posta e poi ne invia un altro alla ricezione dei quale si può cominciare a lavorare. Ma, a quanto pare, questa procedura - almeno per le educatrici in questione - non è mai andata a buon fine.

Le paure

«Noi cerchiamo di continuare ad offrire il massimo del supporto ai nostri bimbi, con delle videolezioni in cui spieghiamo ai genitori le attività da fare con i loro figli, ma sappiamo benissimo che non è la stessa cosa... e ora cominciamo ad avere paura». I timori, per certe categorie di lavoratori, sono davvero tante. In questo caso si tratta di una liquidità che si assottiglia di giorno in giorno e, soprattutto, di un'incertezza non solo sul quando, ma anche sul come si potrà riprendere il lavoro.

«Siamo adulti, sappiamo fare i conti... e quindi ci chiediamo "quanti asili saranno in grado di riaprire?" E poi c'è il problema dei numeri, visto che dovrà essere ridotta la proporzione di bambini per educatori, sappiamo bene che non sarà possibile mantenere una dipendente con la retta di tre famiglie. In mezzo a tutti questi pensieri arrivano ogni giorno comunicazioni confuse e contrastanti dalla Regione, inclusa la mancata cassa integrazione. Noi abbiamo stipendi medio bassi, tra i 1000 e i 1250 euro e se qualcuno è riuscito a risparmiare, altri invece avendo magari una famiglia da mantenere non hanno più nulla da parte».

La passione

E, oltre alla paura per un presente grigio e un futuro ancora più incerto, permane la sensazione di star perdendo qualcosa di ancora più grande. «In tante di noi saremmo disposte a lavorare anche dimezzandoci lo stipendio, perché questo è un lavoro che fai con passione... ma con tutto quello che ci dicono senza essere mai chiari ci stanno togliendo anche quella.. ci stanno togliendo anche la passione».

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