Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Odissea per un dehor fuori dal locale: «il Comune non risponde da mesi e la stagione sta finendo»

La titolare di un'osteria fuori dal centro cittadino lamenta la difficoltà nelle pratiche necessarie ad usufruire degli spazi esterni, necessari in periodo di pandemia

Il covid e la situazione pandemica hanno esasperato situazioni difficili e disuguaglianze sotto diversi punti di vista. Dalle difficoltà sanitarie a quelle burocratiche, fino alle scelte amministrative, sono tanti i soggetti che si sentono in qualche modo discriminati. Non ultimo un locale udinese che, a causa delle restrizioni dovute alla situazione sanitaria e della sua posizione, sta vivendo una situazione estremamente complicata. «Il nostro locale è situato in una zona molto trafficata - ci racconta la titolare di un'osteria udinese - a qualsiasi ora del giorno tra clacson, gente che corre e corriere che anziché fermarsi più avanti fanno scendere le persone dove abbiamo i tavoli e spesso e volentieri quando sono fuori servizio corrono come pazzi urtando tutti gli alberi del viale, è molto pericoloso».

Come da premessa, però, la difficile situazione generale ha complicato ancor di più il lavoro. «Come tanti in questo periodo - continua la titolare - abbiamo fatto il permesso di tenere i tavoli fuori, rispettando tutte le indicazioni per lasciare il passaggio libero. Nonostante ciò abbiamo un via vai di biciclette che corrono sul marciapiede, colpendo i clienti, i tavoli, e noi quando usciamo coi vassoi», si lamenta. «Le persone sono intimorite dal venire a fare aperitivo da noi proprio per la vicinanza con la strada e, considerando che tutta la nostra concorrenza ha spazio all’esterno, noi siamo molto penalizzati». 

La possibilità dei dehors

«Una volta usciti dalle varie zone rosse e arancioni, abbiamo deciso di fare qualcosa per garantire la sicurezza sia dei nostri clienti, sia nostra ma anche dei passanti. Abbiamo letto le normative per i dehors rilasciata dal Comune e deciso di realizzare una paratia/paravento per separare i clienti dalla strada, comprare tavoli bassi per proteggerli ulteriormente e realizzare una tenda con braccio lungo», racconta la titolare. L'idea è stata proteggere gli avventori da macchine e rumori e, inoltre, con l'aggiunta di una tenda anche bloccare il passaggio di biciclette sul marciapiede. E qui comincia la trafila burocratica, con i primi contatti con il centralino del Comune di Udine.

«Ho perso una mattinata intera solo per poter parlare con qualcuno: dal centralino non sapevano darmi informazioni né tantomeno fornirmi un contatto per poter parlare con un addetto. Mi hanno così girato piu volte la chiamata ad un ufficio che non ha mai risposto nonostante io fossi rimasta in attesa per ore e aver richiamato piu e piu volte». Di fronte alla situazione quasi kafkiana, la titolare non ha però desistito.
«Alla mia successiva chiamata al centralino del Comune, chiedendo di poter ricevere il nome dell ufficio o una mail per potermi arrangiare, mi sono sentita rispondere in maniera davvero maleducata "pensa che il centralino è qui per rispondere al telefono?” e alla mia richiesta di fornirmi il nome della persona con cui stavo parlando mi hanno riattaccato». Dopo una lunga attesa, finalmente viene fornito un numero di telefono, che corrisponde «all'addetto agli scavi cittadini, il quale era seccato della mia chiamata perché trovava lui stesso inaudito che mi avessero girato il suo numero per un paravento». Nonostante il disguido, il tecnico si è dimostrato gentile, a quanto dichiarato dalla titolare del locale, fornendo altri tre numeri di telefono da contattare. «Solo uno di questi mi ha risposto, inoltrandomi a sua volta un altro numero ancora».

Il progetto

«Riusciamo finalmente a parlare con un architetto comunale, con cui stabiliamo tutte le misure e le varie pratiche da fare per fare un bel lavoro a norma, creiamo il progetto con l’azienda a cui devo far fare il lavoro e ricontatto l’architetto convinta fosse lei a potermi dare l’ok per far partire i lavori. E invece no, ho dovuto ricontattare un altro ufficio ancora allegando progetto, spiegando le motivazioni e la collaborazione dell’architetto al progetto e tutte le varie formalità. Passano settimane senza ricevere risposta, chiamiamo l’ufficio indicato e non rispondono mai». In un mese e mezzo, a quanto riferisce la donna, non hanno mai risposto: «non puoi prenotare un appuntamento in sede perché per via del covid è vietato ma sul sito del Comune viene spiegato che dalle 8:00 alle 10:00 gli addetti rispondono al telefono e nelle ore successive si occupano di ricevere i cittadini in presenza. Peccato che all’interno non ci sia nessuno. E allora dopo le 10 questi cosa fanno io mi chiedo?».

La frustrazione

Per far fronte alla situazione, davanti alla quale il progetto è rimasto immobile mesi, la titolare le ha così provate tutte. «Abbiamo mandato innumerevoli sollecitazioni, notificato al sindaco le nostre intenzione, scritto alla Polizia Locale per conoscenza e cercato di contattare il responsabile dell’ufficio che non rispondeva, sia per telefono che tramite email/pec. A distanza di due mesi nessuno ha mai risposto alle nostre email, nessuno risponde al telefono e non c'è modo di risolvere la cosa. Nel frattempo è quasi finita la stagione, le aziende hanno finito i materiali e noi siamo rimasti penalizzati mentre la nostra concorrenza ha riempito i locali per tutta la durata dell’estate».

Per il locale in questione non è però finita qui. «Potevamo anche farcene una ragione se non fosse che è una questione in primis di sicurezza, se non fosse che comunque abbiamo intenzione di mantenere l’esterno anche in futuro pagando la quota richiesta dal Comune e, soprattutto, se non avessimo letto l’articolo dove verrà dato un bonus ai dipendenti del Comune per aver gestito tutte le attività lavorative impeccabilmente nonostante il covid quando sia noi che tutti i nostri colleghi e anche privati che hanno avuto bisogno di qualcosa dal Comune non hanno risolto niente o hanno riscontrato i nostri stessi problemi». Il bonus ai dipendenti del Comune è stato, per i titolari di questo locale udinese che vogliono rimanere anonimi, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. «La consideriamo una vergogna non solo considerando il servizio inesistente fornitoci ma anche una mancanza di rispetto nei confronti nostri, dei nostri colleghi e di tutte le categorie che come noi in un anno e mezzo sono state le piu penalizzate, che hanno subito perdite enormi e che non hanno percepito stipendi, che sono rimasti senza lavoro o che sono stati costretti a chiudere per non infognarsi. Questo fondo - conclude l'esercente - non sarebbe meglio utilizzarlo per aiutare le categorie in difficoltà o per rafforzare la sanità?».

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