Sostegno al vero made in Italy per la norcineria del Fvg grazie al decreto interministeriale

Grazie al decreto etichetta salva-salumi firmato ieri, 21 luglio, a Roma arriva il via libera all'etichetta con l'indicazione di provenienza su salami, mortadella, prosciutti e culatello

Grazie al nuovo decreto interministeriale firmato nella giornata di ieri, 21 luglio, a Roma, la norcineria del Friuli Venezia Giulia potrà contare su nuovi e importanti vantaggi. Attraverso il provvedimento, sottoscritto dai ministri dell'Agricoltura, Sviluppo economico e Salute all'assemblea Coldiretti, infatti, arriva il via libera all'etichetta con l'indicazione di provenienza su salami, mortadella, prosciutti e culatello «per sostenere il vero made in Italy e smascherare l'inganno della carne tedesca o olandese spacciata per italiana».

La lunga battaglia

L'annuncio del presidente nazionale Enrico Prandini dopo una lunga battaglia, viene sottolineato con grande favore anche dalla Coldiretti Fvg. «Si tratta dell’ultimo atto in termini cronologici di una battaglia che da anni l’Italia sta combattendo, spesso in totale solitudine, presso le istituzioni comunitarie per conquistare una maggiore trasparenza sul mercato dei prodotti alimentari, freschi o trasformati che siano», dichiara il presidente regionale Michele Pavan ricordando il percorso iniziato nel 2002 con la carne bovina e seguito nel 2003 dall’ortofrutta, nel 2004 da uova e miele, nel 2005 dal latte fresco e ancora da carne di pollo, riso, grano per la pasta, latte a lunga conservazione e latticini, fino al 2018 con le conserve di pomodoro.

Nuove regole

Nel dettaglio, il decreto sui salumi prevede che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative al paese di nascita, di allevamento e di macellazione degli animali, con utilizzo della dicitura “100% italiano” solo quando la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia. Importante chiarire però, avverte Pavan, che la disciplina non riguarderà i prodotti Dop e Igp. «Si presuppone infatti – spiega il presidente della Coldiretti Fvg – che il consumatore, nel momento in cui acquista, per fare un esempio, il prosciutto di San Daniele, lo faccia a ragion veduta, facendo affidamento sul disciplinare di provenienza della Dop che regola anche la provenienza della materia prima e le fasi di trasformazione. Le nuove disposizioni – prosegue Pavan – riguarderanno comunque una infinità di altri prodotti tradizionali senza Dop: non solo prosciutto, ma anche salame, soppressa, mortadella, ossocollo, non soggetti a certificazione, ma che nel loro complesso sviluppano un mercato di quasi 20 miliardi di euro all’anno a livello nazionale».

I vantaggi

E dunque, conclude Pavan, «riteniamo che i nostri allevatori di maiali trarranno non poco vantaggio dalla normativa vista la crescente attenzione con cui il consumatore guarda all’origine del prodotto alimentare. E se è vero che in Italia entrano ogni settimana tra uno e 2 milioni di cosce per essere trasformate in prosciutti, e se tre prosciutti su quattro venduti nel nostro Paese sono ottenuti da carni straniere, al di fuori del circuito delle Dop e senza che questo sia stato fino a ora esplicitato in etichetta, è evidente che i margini di miglioramento sono molto ampi».

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