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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Cronaca

Corruzione, 16 arresti e 440mila euro di beni sequestrati: nella "rete" anche un friulano

L'operazione è stata messa a segno dalla Guardia di Finanza di Venezia. L'imprenditore della provincia di Udine sarebbe stato protagonista di un "accomodamento" per non pagare le tasse. Come ricompensa avrebbe assunto il figlio di un ufficiale delle Fiamme Gialle

Maxi incihiesta della Procura di Venezia, che ha prodotto 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere e due agli arresti domiciliari, emesse dal Gip del Tribunale lagunare, nei confronti di 6 imprenditori (di cui due domiciliari), 3 funzionari dell’Agenzia delle Entrate, 2 commercialisti, 2 ufficiali della Guardia di finanza, un appartenente alla Commissione Tributaria Regionale per il Veneto e 2 dirigenti di un’azienda assicuratrice. La parte operativa è stata gestita dal Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo veneto. 

I soggetti finiti nel mirino delle Fiamme Gialle sarebbero coinvolti con diversi ruoli in fatti di corruzione commessi al fine di sgonfiare gli importi delle imposte da pagare da parte di imprese già sottoposte a verifiche fiscali. L’indagine ha avuto origine da un filone collaterale della nota inchiesta sul Mose, nella quale erano emersi comportamenti sospetti, tenuti da un dirigente dell’Amministrazione Finanziaria.

IL RAMO FRIULANO. Nel mirino anche un imprenditore friulano, protagonista di un episodio di corruzione che riguarda l’accomodamento di un controllo fiscale, eseguito tra il novembre 2015 e il febbraio 2016, nei confronti di un’impresa industriale della provincia di Udine; in quel caso l’ufficiale in servizio a Venezia si sarebbe rivolto a un altro ufficiale che a quel tempo dirigeva l’attività di verifica, convincendolo a non approfondire troppo l’ispezione contabile. In cambio, l’imprenditore friulano avrebbe assunto alle dipendenze il figlio del primo ufficiale e avrebbe offerto altri benefit.

LO STORICO. Le specifiche investigazioni, avviate nell’estate del 2015, sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché mediante appostamenti osservazioni e pedinamenti, hanno consentito di individuare diversi contesti corruttivi per gli inquirenti. Nel primo di questi, è stato riscontrato un patto corruttivo tra un imprenditore jesolano e un dirigente dell’Agenzie delle Entrate, che, essendo stato trasferito in un'altra regione, dopo i preliminari contatti, si è avvalso di un suo collega in servizio a Venezia. Sostanzialmente, sono state raccolte fonti di prova relative alla corresponsione di tangenti per un totale  di 140.000 euro, in varie tranches, tra il settembre 2016 ed il maggio 2017; in cambio,  i due funzionari si sarebbero adoperati per ridurre di circa l’80% le imposte dovute da tre società, con sede in provincia di Venezia, riconducibili all’imprenditore, che erano state sottoposte a verifica fiscale da altri funzionari  della stessa Agenzia fiscale, passando così da 41 milioni di euro dell’originaria pretesa di gettito a poco più di 8 milioni di euro effettivamente pagati. Inoltre, l’imprenditore avrebbe ottenuto che venisse ritardata la notifica di altri avvisi di accertamento per debiti tributari, in modo da poter chiedere rimborsi IVA, ammontanti a 600.000 euro, che altrimenti non avrebbe potuto legittimamente ottenere. Nelle vicende corruttive sarebbero risultati partecipi, con ruoli attivi, i familiari dell’imprenditore. Le investigazioni hanno consentito di scoprire, altresì, che i due funzionari, si sarebbero accordati con un commercialista di Chioggia, per ricevere 50.000 euro, in cambio della promessa di “accomodare” un accertamento tributario relativo ad un’impresa del posto.

ALTRO EPISODIO. Nel prosieguo, sarebbero emerse le tracce di un secondo episodio corruttivo, avente sempre lo scopo di ridimensionare l’esito di verifiche eseguite regolarmente, dal Nucleo pt di Venezia, nei confronti di una società immobiliare ed un’azienda di trasporti di Venezia. I titolari delle imprese ispezionate avrebbero corrotto un ufficiale della Guardia di Finanza ed un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, con l’intermediazione di una commercialista trevigiana. L’ufficiale, in cambio di denaro ed oggetti di lusso per un valore di 40.000 euro, avrebbe fatto da “ponte” verso il funzionario dell’Agenzie delle Entrate, e, con il proprio interessamento, supportato dalla commercialista, avrebbe reso possibile la riduzione di oltre il 70% dell’importo del debito complessivo delle aziende verificate, passato da euro 13.000.000 a 3.700.000.

IL TERZO CASO. La terza vicenda si ricollega a verifiche fiscali effettuate dall’Agenzie delle Entrate nei confronti di un’impresa assicuratrice veronese. Risultano coinvolti l’ufficiale del Corpo ed il funzionario dell’Agenzia delle Entrate citati pocanzi, nonché due dirigenti dell’azienda assicurativa ed un giudice tributario, che ha svolto le funzioni di mediatore. I pubblici ufficiali avrebbero ricevuto oggetti preziosi del valore di 20.000 euro, a febbraio e marzo 2017, ed in cambio avrebbero fatto sì che il debito erariale, per imposte e sanzioni da pagare, scendesse da 8.800.000 euro a poco più di 2.600.000 euro.

Oltre agli arresti, il Gip ha disposto il sequestro, in capo agli indagati, delle somme oggetto delle pattuizioni corruttive, per un importo totale di 440.000 euro.

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