La chiesa costruita con i ruderi rimasti dopo i bombardamenti: la storia di San Pio X

Questa sera verrà presentato un libro dove si racconta la storia della Chiesa di San Pio X, nata su un campo da calcio e costruita con i mattoni recuperati dalle case distrutte in via Bertaldia e via Aquileia durante i bombardamenti angloamericani

Quella della Parrocchia di S. Pio X a Udine è una storia intensa, che nasce prima del 1958, anno in cui fu eretta. Questa sera, lunedì 30 settembre alle 20.30, nella sala dell’Oratorio “E. Zanin” di via Montebello 3, ci sarà la presentazione del libro “Due uomini, una chiesa. S. Pio X”, edito nel 2019 dalla Parrocchia di S. Pio X di Udine, curato dall'architetto Giorgio Della Longa: Un libro che tratteggia la figura di don Adelindo Fachin, il primo parroco nel 1958 e dell’architetto Giacomo Della Mea, che progettò l'originale e significativa chiesa della periferia meridionale.

La realizzazione di un sogno

È difficile immaginare che un edificio, nella sua apperente semplicità estetica, possa raccontare tante cose. Eppure dietro la costruzione e, ancor prima, l'ideazione della chiesa di San Pio X, c'è la grande caparbietà di un giovane parroco che ha saputo trascinare con sé un'intera comunità in anni, quelli del secondo dopoguerra, nulla c'era di facile. Costruita nel 1961, in un quartiere di contadini, statali ed esuli istriani, la chiesa di San Pio X rappresenta un esperimento di socialità, fede e architettura più che riuscito. Questa chiesa si può definire così non per la sperimentazione di avanguardie architettoniche e virtuosismi estetici, ma perché ha rappresentato e interpretato il cambiamento dell'istituzione-Chiesa, maturando la revisione critica del movimento ecclesiastico moderno stava cercando di elaborare nel dopoguerra.

Un quartiere che ha sofferto

La chiesa di San Pio X nasce di fronte ai blocchi di case popolari del quartiere tra la frazione di Baldasseria e viale Palmanova. Un quartiere periferico prossimo alla campagna che nel dopoguerra era in crescita, la cui composizione demografica oscillava tra udinesi operai, profughi istriani e ferrovieri. Un quartiere popolare che non aveva una sua chiesa e che per pregare doveva migrare verso la Beata Vergine del Carmine in via Aquileia, troppo piccola per tenere tutti i fedeli che dovevano attraversare il cavalcavia ferroviario. Così, alcuni abitanti del quartiere si riferivano alla chiesetta di Santa Maria degli Angeli, mentre altri alla cappella del campo profughi di via Pradamano. Una forte caratterizzazione del quartiere, deriva infatti dall'aver ospitato il più importante centro di prima accoglienza per gli esuli italiani a Udine, sorto all'interno di un edificio progettato dal fascismo, poi occupato dai tedeschi e infine bombardato dagli angloamericani. Ora l'edificio è sede della scuola media Fermi e al suo interno trovano spazio anche una biblioteca di quartiere e la piscina comunale.

L'idea di una chiesa sul campo da calcio

Il desiderio del giovane Adelindo Fachin, il parroco amatissimo dai suoi fedeli, era quello di costruire una chiesa che fosse adatta ai tempi nuovi che la società stava cominciando a vivere dopo la fine dell'incubo della guerra: un luogo che diventasse corpo comunitario e che unisse clero e fedeli insieme. Da qui l'idea di un unitario volume interno, orientato sull'altare ma unico e dove gli scalini che devono servire al celebrante per avere una migliore visuale si sono tradotti un pavimento leggermente inclinato: San Pio X è stata pensata per contenere grandi assemblee. I residenti del quartiere erano tutti entusiasti all'idea di avere finalmente una loro chiesa. Tutti o quasi! Le narrazioni del tempo riportano anche le testimonianze di un gruppo di sportivi dell'epoca che, vista la croce piazzata alla fine degli anni '50 su quello che era il loro campo da calcio, rimasero spiazzati dal fatto che proprio lì don Fachin decise che si sarebbe costruita la nuova chiesa. I calciatori si spostarono così "là dei tre alberi", ovvero nell'area dove oggi sorge l'asilo "Linda".

I mattoni delle case distrutte dai bombardamenti

Accanto alla "Casa Nogara", nata per ospitare le famiglie povere, nel 1958 fu costruita la Cappella di San Pio X, su quella strada che soltanto anni dopo (nel 1972) verrà intitolata allo scultore Aurelio Mistruzzi. Per edificarla, fu lo stesso don Fachin a cercare i mattoni: li recuperò dalle case diroccate dai bombardamenti degli anglo-americani di via Bertaldia e di via Aquileia. I ragazzi di don De Roia li recuperavano e, stando attenti a non romperli, li ripulivano dalla vecchia malta per renderli di nuovo utilizzabili. Come ricordano in molti, la costruzione di quella Cappella fu un momento di estrema aggregazione e unione.

L'architetto Della Mea, sopravvissuto alla guerra perché voleva studiare

Se tanto fu caparbio don Adelindo a volere la chiesa di San Pio X in un quartiere che ne aveva estremo bisogno, altrettanto lo fu Giacomo Della Mea a persistere nel suo percorso di studi nonostante le avversità del periodo. Nato nel 1907 a Chiusaforte, il giovane fu costretto a interrompere gli studi a 16 a causa della morte del padre, diventando così il capofamiglia in età giovanissima. Dalla montagna si trasferì in città, ma dopo un breve periodo volle riprendere a studiare, diplomandosi da privatista. Durante il giorno lavorava e la sera frequentava la scuola di arti e mestieri Giovanni da Udine. Fece così prima della guerra il pittore, poi fu arruolato ma, durante la campagna di Russia, tornò in Italia per dare alcuni esami, salvandosi così da una morte quasi certa. Essendosi i fratelli minori sistemati, Giacomo potè quindi iscriversi all'Università: pur di studiare percorreva Chiusaforte - Venezia in bicicletta, laureandosi nel 1946. Per una serie di coincidenze divenne un esperto di architettura sacra e una delle sue prime opere fu l'ormai famoso tempio ossario di Cargnacco. «Gli piaceva l'architettura savra perché gli permetteva di mettere dentro ai progetti anche la sua fantasia», ci racconta il figlio Giovanni, che stasera - lunedì 30 settembre - presenterà il libro "San Pio X". Dall'incontro con don Adelindo nacque poi il progetto definitivo proprio per la chiesa di via Mistruzzi. Della Mea raccolse le istanze di don Fachin e, ispirandosi alle chiese tedesche e francesi, per la prima volta in regione in periodo preconciliare disegnò un altare rivolto verso il popolo e spostato verso il centro della chiesa.

L'architettura "democratica"

Figlio di progetti precedenti e rivisti, il disegno finale del 1958 presenta uno spazio unitario, con una pianta ridotta all'essenza. La navata è costituita secondo i criteri moderni, con la testata absidale semicircolare di diametro pari alla larghezza della navata. Un disegno che denuncia chiaramente la volontà di non dare una gerarchia agli spazi interni, quello presbiteriale e quello assegnato ai fedeli. Anche la posizione dell'altare a favore dell'unità assembleare ha un significato ben preciso, ovvero quello di far avvertire al "popolo di Dio" la vicinanza dello stesso altare. 

La presentazione del libro

Questa sera, lunedì 30 settembre alle 20.30, nella sala dell’Oratorio “E. Zanin” di via Montebello 3, ci sarà la presentazione del libro “Due uomini, una chiesa. S. Pio X”, edito nel 2019 dalla Parrocchia di S. Pio X di Udine, curato dall'architetto Giorgio Della Longa. Sono previsti gli interventi dell’architetto Giorgio Della Longa, curatore del volume, oltre a quello del dott. Giovanni Della Mea sulla vita del padre architetto e sulle opere d’arte del luogo di culto.

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