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Federcaccia: armi di difesa per l'incolumità delle guardie ecologiche

L'appello rivolto alla Questura e alla Prefettura di Udine

«Siamo senza armi, ma svolgiamo un servizio che molto spesso è di reale pericolo per la nostra persona. Il rischio è di mettere a rischio una categoria già particolarmente esposta, garante della sicurezza di boschi e campagne». Lo sottolinea il coordinatore regionale del servizio di vigilanza di Federcaccia Udine Salvatore Salerno, commentando la tragedia del Ferrarese, l’omicidio di una guardia ecologica.

LA RICHIESTA.«La dotazione di un’arma di difesa rappresenta un deterrente a tutela della nostra incolumità: siamo padri e mariti e più volte ci siamo trovati ad affrontare situazioni difficili. I pericoli? Arrivano soprattutto da caccia di frodo e bracconaggio, fenomeni diffusi nelle aree di montagna dell’intera regione. Le guardie venatorie – precisa Salerno – non vanno a caccia nell’esercizio della loro funzioni. Accadesse, verrebbero immediatamente private di un titolo che, proprio per il delicato compito che svolgono, è soggetto a revisione con cadenza biennale. Dobbiamo essere al di sopra di ogni sospetto, mai una guardia venatoria è stata condannata, tanti invece, negli anni, sono stati i morti tra le nostre fila sul territorio nazionale. Credo dunque sia giunto il momento di rivedere il provvedimento che, dall’estate 2013, ci priva delle armi per decisione della Prefettura. La richiesta è anche di uniformità del servizio dato che gli stessi agenti di Trieste e di Venezia operano armati. A Questura e Prefettura di Udine chiediamo perciò di trovare una soluzione».

LA LEGGE. Con l’entrata in vigore della Lr 3/2016, ricorda Salerno (sono 15 gli agenti della provincia di Udine sul territorio), viene riconosciuta alle guardie venatorie ambientali la competenza su tutto il territorio regionale, con il coordinamento del Corpo forestale Fvg in stretta collaborazione con gli altri organi di vigilanza.

LE DIFFICOLTA'. Gli agenti di Federcaccia, informa ancora Salerno, «sono operativi durante tutto l’anno per servizi di controllo e prevenzione e hanno, per legge, la qualifica di pubblico ufficiale e di polizia giudiziaria in materia di maltrattamento animali. Difficile svolgere totalmente disarmati un’attività che ci porta a volte a contatto con chi delinque, in ore serali se non notturne. Continueremo a fare vigilanza diurna, perché lasciare le nostre campagne aperte a chiunque è un pericolo per l’ambiente, per gli animali che ci vivono e per la pubblica incolumità, ma valuteremo di sospendere, nostro malgrado, quella notturna. Certamente le nostre campagne, saranno meno sicure, aperte a criminali comuni e malavita». Si tratta di un’attività «di grande importanza», aggiunge il presidente provinciale di Federcaccia Adriano Piccoli ricordando che le guardie, «sempre adeguatamente qualificate e tenute a partecipare ai diversi corsi di aggiornamento, sono dotate di un automezzo di servizio ben identificabile»

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