UE, Zullo (M5S): «Rivolte nelle carceri frutto del disinteresse delle istituzioni»

“Ciò che sta accadendo non è solo una reazione al COVID19. Il Ministero e il Dap hanno il dovere di intervenire a fronte di un sistema al collasso”, afferma l’eurodeputato

L’europarlamentare Marco Zullo (M5S) interviene duramente contro la gestione del sistema carcerario da parte del Ministero e del Dap, a seguito delle proteste e delle rivolte di questi giorni: “Questi gravi atti, che hanno portato persino alla morte di 13 persone, non sono semplici reazioni alla situazione di emergenza legata al COVID19. Per quanto esecrabili ed ingiustificabili, tali comportamenti sono il frutto di anni di disinteresse per l’intero comparto penitenziario da parte delle istituzioni e di tensioni sempre pronte a scoppiare, ancor più in situazioni di emergenza”. E aggiunge: “sono la diretta conseguenza della totale dimenticanza di un intero settore e delle vite di tutte le persone che vi gravitano attorno: detenuti, polizia penitenziaria, dirigenti, e rispettivi familiari". La scintilla, questa volta, è stata la sospensione dei colloqui con i familiari e la paura di essere in grave pericolo di contagio da COVID19, ma le polveri che sono esplose sono fatte di sovraffollamento, di mancanza di servizi essenziali e di un sistema giustizia al collasso di cui detenuti e operatori penitenziari pagano il conto”, continua l’eurodeputato.

Carcere: la situazione a Udine

La critica

“L’Italia, già duramente condannata dalla Corte di Strasburgo per il sovraffollamento carcerario, dovrebbe affrontare seriamente e urgentemente questo problema. A tal proposito - prosegue Marco Zullo - accolgo con favore le dichiarazioni della Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano circa le misure che intende adottare per alleggerire le carceri quanto più possibile in seguito all'emergenza Coronavirus e circa la volontà di richiedere al Ministero e al Dap che si prendano sulle spalle la responsabilità del sovraffollamento - continua Zullo - e prevedano modifiche normative in modo da alleviare la permanenza in carcere”.

Il progetto

“Credo nell’importanza di creare, a tal fine, sinergie tra le strutture penitenziarie e le tante virtuose realtà locali. Per questa ragione, già da mesi stavo lavorando ad un progetto di reinserimento che coinvolgerà i soggetti sottoposti a misure di sicurezza. Questo, con la collaborazione della direttrice del carcere di Modena - a cui va tutta la mia solidarietà e vicinanza - e il coinvolgimento di alcune associazioni di volontariato del Distretto fortemente impegnate da anni in questo settore. Spero che il nostro lavoro possa riprendere al più presto per poi esser riprodotto in altre Regioni”.

Le possibili soluzioni

In merito alle possibili soluzioni a fronte della crisi carceraria, Zullo passa a proposte concrete: “auspico che tutti i tribunali di sorveglianza adoperino al massimo gli strumenti di legge che consentono la detenzione domiciliare a chi ha un residuo breve di pena; che la sussistenza di patologie a rischio in caso di contagio sia fatta rientrare tra le ipotesi di concessione della detenzione domiciliare e dell’affidamento ai servizi sociali; similmente, ai detenuti in semilibertà, già dunque valutati come non pericolosi, potrebbe essere concessa la possibilità di dormire a casa; così come proposto da Antigone ed altre importanti realtà. Poi, superata la situazione di crisi, si dovrà pensare ad affrontare i gravi problemi strutturali e ripensare il sistema punitivo in termini di maggiore efficacia in termini rieducativi e di risocializzazione. Senza considerare che il sovraffollamento carcerario è il frutto di una molteplicità di concause tra cui la lunghezza dei processi e una cattiva applicazione delle norme custodiali: basti pensare che un terzo dei detenuti sono soggetti sottoposti a custodia cautelare, cioè persone che attendono in carcere di essere giudicate, anche quando sarebbero sufficienti altre misure meno invasive”, conclude Zullo.

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