Il processo all'assistente sanitaria dei finti vaccini Emanuele Petrillo resta a Udine

La Cassazione si è pronunciata sulla richiesta che era stata presentata dai difensori della 37enne indagata per peculato, falso ideologico e omissione in atti d'ufficio

I suoi difensori avevano chiesto che il processo non si svolgesse a Udine, ma la Corte di Cassazione respinge la richiesta. Il giudice di Udine è imparziale e non vi sono elementi per ritenere quindi, come sostenuto dai difensori, che "le condizioni ambientali" possano condizionare il procedimento e soprattutto il giudizio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta degli avvocati di Emanuela Petrillo, l'assistente sanitaria accusata di aver solo finto la profilassi di migliaia di persone, per lo più bambini, durante il suo periodo di servizio a Codroipo e poi alla Ulss 2 di Treviso, di spostare il procedimento in altra sede. La richiesta era stata presentata dai difensori della 37enne di Spresiano, che la Procura di Udine ha indagato per peculato, falso ideologico e omissione in atti d'ufficio.

La richiesta degli avvocati

Nella loro istanza agli Ermellini si erano appellati alla legge che prevede lo spostamento di un processo dal suo luogo naturale per gravi situazioni locali che pregiudichino la libera determinazione delle persone che partecipano al processo o determinino motivi di legittimo sospetto. Nella sostanza, per i legali di Petrillo, il clima che si è creato intorno al caso avrebbe potuto influenzare le decisioni del giudice, visto che sono coinvolte 14mila persone, ovvero i pazienti che non sarebbero stati sottoposti a profilassi. La vicenda è quella nota delle vaccinazioni, tra cui quella contro il morbillo, che l'assistente sanitaria non avrebbe eseguito su migliaia di persone durante il periodo di servizio nei distretti sanitari di Treviso, Udine e Gemona. Per gli avvocati Paolo Salandin e Chiara Pianon «a Udine si sarebbe creato un clima che "potrebbe condizionare pesantemente il procedimento". Si tratta di una fortissima pressione che viene esercitata sia attraverso i media ma anche da una moltitudine di persone, circa 8mila cittadini se calcoliamo una media di due genitori a bambino cui v'è da aggiungersi come minimo altre 6mila persone costituenti i parenti. Solo un diverso Tribunale può assicurare le garanzie costituzionali». Ma per i giudici della Suprema Corte questo rischio non esistente. E hanno quindi stabilito che tutto il procedimento, arrivato alla fase dell'udienza preliminare, può rimanere a Udine.

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