Scandalo vaccini, i legali di Emanuela Petrillo non vogliono il processo a Udine

Il gup Daniele Faleschini Barnaba ha aggiornato l'udienza preliminare, in cui si sarebbe dovuto decidere sul rinvio a giudizio o il proscioglimento della Petrillo, al prossimo maggio in attesa della decisione dei giudici della Suprema Corte

Troppo rumore, troppa attenzione, troppa attesa. Per i difensori di Emanuela Petrillo, la trentenne assistente sanitaria di Spresiano che la Procura della Repubblica di Udine ha indagato per peculato, falso ideologico e omissione in atti d'ufficio, le condizioni ambientali a Udine possono condizionare l'imparzialità dei giudici. Per questo ragione i legali della donna, gli avvocati Paolo Salandin e Chiara Pianon, hanno presentato una istanza alla Corte di Cassazione chiedendo lo spostamento del procedimento in altra sede. Così stamattina il gup udinese Daniele Faleschini Barnaba ha aggiornato l'udienza preliminare, in cui si sarebbe dovuto decidere sul rinvio a giudizio o il proscioglimento della Petrillo, al prossimo maggio in attesa della decisione dei giudici della Suprema Corte.

Il clima

L'istanza si basa sul legittimo sospetto che la situazione ambientale possa rappresentare un elemento di pressione. «Esiste - scrivono i difensori  nell'istanza agli Ermellini - persino una pagina Facebook chiamata “Azione Collettiva Scandalo Vaccini Treviso Codroipo” e ciò rappresenta un limpido esempio della pressione che si va a mettere in atto nei confronti degli organi di giustizia». «Tale clima - si legge nella richiesta di spostamento della sede - ha la possibilità di condizionare pesantemente le sorti del procedimento. Si tratta di una fortissima pressione che viene esercitata sia attraverso i mass-media ma anche di per sé da una moltitudine di persone, circa 8.000 cittadini se calcoliamo una media di due genitori a bambino cui v’è da aggiungersi come minimo altre 6.000 persone costituenti i parenti, per non parlare del numero di adulti vaccinati dalla Petrillo». In totale il conto fa più di 14mila, gente che che secondo i legali dell'assistente sanitaria "sollecita pressantemente una giustizia giustizialista”. Aggiungendo: «Solo un diverso Tribunale può realizzare le garanzie costituzionali».

L'azienda sanitaria

«E' una frenata - spiega Fabio Crea, legale della Ulss 2 di Treviso, che intende costituirsi parte civile - che non attiene alla valutazione sul merito della vicenda ma che è tutta procedurale. Non ci resta che attendere la decisione della Cassazione, in un quadro in cui il gup non poteva fare altro che inoltrare l'istanza alla Suprema Corte».

Da TrevisoToday.it

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