Modello Friuli, saremmo ancora in grado di ricostruire?

"A cosa serve piangere? Qua bisogna ricostruire", le parole di Lucia 41 anni dopo l'Orcolat

La giovane che vedete nel video è Lucia, oggi una signora quasi sessantenne che ricorda con dolore i giorni del terremoto e della ricostruzione. Al tempo, Lucia era giovane e con la sfrontatezza che colpisce i ragazzi a quella età, guardando dritto in camera, disse una delle frasi diventate un simbolo della ricostruzione: «A cosa serve piangere? Qua bisogna ricostruire, no?». Parole indelebili che rispecchiano lo spirito del popolo friulano pronto a scavare anche con le mani per salvare una vita, pronto a demolire e ricostruire le proprie case nello stesso luogo in cui l’Orcolat le aveva distrutte. 

La ragazza che non piangeva per il terremoto

41 anni anni dopo, siamo riusciti a trovare Lucia che oggi, 6 maggio, fa trasparire la sua preoccupazione sul futuro.

«Avevo 18 anni quando le scosse colpirono il Friuli e Majano - ricorda Lucia. Fortunatamente non avevo avuto lutti in famiglia e c’era il desiderio di mettersi al lavoro per aiutare le persone che erano state più sfortunate di me. Le cose materiali si riescono a ricostruire, l’unica cosa che manca per sempre sono gli affetti. Onestamente non credo ci sia null’altro da dire: quello che abbiamo fatto si vede, ma purtroppo si vede anche quello che siamo diventati. Le parole dette 41 anni fa rispecchiano quei tempi. Spesso mi chiedo se oggi saremmo in grado di affrontare tutto con lo stesso spirito, in un Paese in cui non mi rispecchio, dove i giovani sono costretti ad andare all’estero, spesso invitati addirittura dai nostri politici, e dove c’è un punto interrogativo sul capitolo pensioni e tante altre questioni che meriterebbero maggiore attenzione. Sono sempre orgogliosa del mio Friuli e della sua gente, ma sono preoccupata per il domani che ci attende».

L'audio integrale del terremoto del Friuli del 1976

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