"Noi non molliamo": in piazzale Osoppo prosegue la protesta

Abbiamo visitato il presidio del "Coordinamento 9 dicembre", attivo 24 ore su 24: il racconto dei manifestanti, le azioni di protesta e i piani futuri

“Hanno provato a fermarci ma noi andiamo avanti”. Così recita lo striscione appeso sul telone sistemato nel presidio del ‘Coordinamento 9 dicembre’, allestito da quasi due mesi in piazzale Osoppo a Udine. Ci affacciamo e siamo accolti da quattro esponenti del movimento disponibili a fare due chiacchiere. Ci offrono un caffè in un clima familiare, ben lontano dallo ‘stereotipo dello scalmanato’ pronto a mettere a ferro e fuoco l’Italia. Anche perché, parole loro, la “rabbia noi non la esprimiamo attraverso la violenza”. La conferma, in effetti, arriva dalla lunga camminata su Roma a cui hanno partecipato sei membri del gruppo udinese: “Raggiungeranno la Capitale per portare una petizione ai parlamentari e alle più alte cariche dello Stato, ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione”.

Dall’8 dicembre, i membri del Coordinamento vivono qui: pochi metri quadrati ricoperti da teloni e, a fianco, una grande tenda. L’autorizzazione a occupare il suolo pubblico scadrà il 31 gennaio, ma loro non hanno intenzione di abbandonare il presidio attivo 24 ore su 24: “In realtà preferiamo pianificare tutto giorno per giorno – ci racconta un rappresentante del gruppo – ma non molleremo. Questo spazio lo abbiamo pagato al Comune di Udine 143 euro, e su 100 presidi sparsi in tutta Italia siamo stati gli unici ad avere sborsato una tassa”.

Tra un piatto di pasta e un caffè, settimana dopo settimana, ognuno ha conosciuto la vita degli altri: “Ci siamo confrontati – raccontano – e abbiamo capito che stiamo vivendo una guerra psicologica con chi ci ha governato finora. Non saremo mai come la Grecia, perché tutti sanno che non conviene farci cadere subito: preferiscono cucinarci a fuoco lento”. Il malcontento del Coordinamento 9 dicembre è lo stesso di quello espresso nelle altre piazze italiane. Bisogna fare attenzione, però, a non chiamarli ‘Forconi’: “Quello – ci spiegano – è stato un movimento nato in Sicilia e rappresenta un ramo del Coordinamento. In comune, però, abbiamo l’idea di non essere più rappresentati da questi governanti”. Per quanto tempo durerà questa ondata di proteste? “C’è un ultimatum stabilito in una data precisa: il 9 febbraio. I politici, tutti, dovranno dimettersi altrimenti…”. La discussione sulle possibili conseguenze è interrotta da una videochiamata: sotto il gazebo, infatti, c’è anche un Pc collegato a Internet, utilizzato per comunicare con gli altri manifestanti. A chiamare sono i sei membri partiti a piedi alla volta di Roma che aggiornano i propri compagni sul viaggio. Qualche soldo per raggiungere il Parlamento lo hanno racimolato grazie a un mercatino di oggetti usati, allestito all’interno del tendone: “Ma non facciamo carità, sia chiaro – ci dicono – chiediamo soltanto un contributo da devolvere alle persone che, come i nostri amici, vogliono raggiungere Roma tramite altri mezzi e non hanno le possibilità economiche per farlo”.

Che idea si sono fatti sul futuro della politica? Glielo chiediamo a partire dal recente incontro tra Renzi e Berlusconi. La risposta è scontata: “Sono il simbolo di un accordo che dura da anni – dichiarano –. Ma la gente si sta svegliando e i prossimi che andranno a governare, a prescindere dai colori politici, avranno il fiato sul collo da chi vuole una dignità. I politici lo capiranno a partire dalla nostra manifestazione su Roma, che rappresenta un evento storico. Questo ‘sistema’ politico deve togliersi la cravatta e restituirci tutto quello che ci ha tolto”.

Insomma, il Coordinamento del 9 dicembre non si arrenderà: “I cittadini liberi non mollano e abbiamo ricevuto, anche attraverso l’assemblea del 12 gennaio scorso a Bologna, attestati di stima da parte della gente che non riesce più ad andare avanti ed è stanca di una classe politica che continua a passarsi la palla”.

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