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Paron Gianpaolo Pozzo non ci sta: "così si fa una brutta fine"

Il numero uno bianconero non ha digerito quanto successo giovedì sera allo stadio Friuli, con una cornice di pubblico indegna per una partita europea e con i tifosi greci in schiacciante maggioranza rispetto a quelli friulani

“Ci vorrà un po’ di tempo perché mi riprenda da quello che ho visto ieri sera”. È diretto Gianpaolo Pozzo nello spiegare il suo stato d’animo all’indomani della gara di Europa League contro il Paok Salonicco in cui la sua Udinese, nonostante la gara fosse al “Friuli”, ha praticamente giocato in trasferta con poco più di 6 mila tifosi bianconeri allo stadio e quasi lo stesso numero di greci.

“Non posso più fare a meno di minimizzare quanto sta accadendo da molto tempo – ha detto il “Patron” – e cioè la mancanza di una cornice di pubblico decente e di interesse verso una squadra e una società che stanno cercando di attrezzarsi per consolidare quanto di buono realizzato fino a questo momento. Nemmeno l’ultima partecipazione alla Champions League ha saputo creare entusiasmo ed attaccamento nei confronti di una squadra che, continuando in questa maniera, corre il serio rischio di andare incontro allo stesso declino che abbiamo visto a Trieste”.

L’esempio di Trieste, e della Triestina, è preciso. “In questi anni – ha proseguito Pozzo – abbiamo visto una società gloriosa, che negli anni ’50 era agli stessi livelli dell’Udinese attuale e che è stata aiutata dagli amministratori locali a costruire un impianto bellissimo come il “Rocco”, cadere sempre più in basso. E non si dica che è sempre colpa dei dirigenti perché, nel corso delle stagioni, sono cambiati tanti presidenti eppure la situazione è quella sotto gli occhi di tutti. La realtà è che venendo meno la passione dei tifosi sono venute anche a mancare le condizioni per lo sviluppo delle ambizioni della Società. E temo che a Udine possa ripetersi la stessa situazione”.

“Ringrazio il presidente dell’Associazione Udinese Club per la lettera odierna – ha concluso Pozzo – e per quanto sta facendo, ma temo che non servirà a cambiare la mentalità locale. Siamo noi dirigenti che dobbiamo riflettere su quello che sta accadendo e sui piani futuri. Una società per puntare in alto e per sperare di trattenere i giocatori migliori ha bisogno di affetto e di coinvolgimento della popolazione locale. Qui, nel corso degli anni, si sono fatte grandi cose, scivolate via con assoluta indifferenza, mentre la critica è stata puntuale, e a volte amplificata, in ogni minima circostanza. Noi accettiamo le critiche, ci mancherebbe, ma troppo spesso è mancato, e manca, il giusto contraltare. Sono amareggiato e credo che ci vorrà un po’ di tempo per rimarginare le ferite create dallo “spettacolo” ammirato ieri sera”.

(www.udinese.it)

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