C'è l'accordo per impiegare un calciatore giovane anche nel campionato di Seconda categoria

La decisione è stata accolta con soddisfazione dal presidente regionale Ermes Canciani, ma non raccoglie il consenso di tutti addetti del settore

Il Comitato Regionale della Lega Nazionale Dilettanti ha trovato un accordo con le società dilettantistiche del Friuli Venezia Giulia per introdurre l'obbligo di impiegare un calciatore giovane anche nel campionato di Seconda categoria. Durante la riunione, come riporta Trieste Prima, sono intervenute 46 delle 64 società aventi diritto e si è deciso di inserire quindi un calciatore nato dal 1 gennaio 1997 in poi anche nel penultimo campionato regionale.

La scelta: i giovani in campo

Una decisione che è stata salutata con soddisfazione dal presidente regionale Ermes Canciani. Secondo Canciani e da quanto riportato dal programma A Tutto Campo, celebre trasmissione che da anni tratta il tema del calcio dilettantistico come nessun altro in Friuli Venezia Giulia, la proposta sarebbe una "inequivocabile conferma di quanto si voglia continuare a investire e credere nei nostri ragazzi". Per la stagione 2020-2021, la normativa in fase di ufficializzazione, prevede la presenza di tre giovani nati dal 1 gennaio 2000, 2001 e 2002 in poi nel campionato di Eccellenza, tre calciatori nati dal 1 gennaio 1999, 2001 e 2002 nel campionato di Promozione e, oltre al già citato campionato di Seconda, un giovane nato dal 1 gennaio 1998 in poi nel campionato di Prima categoria. 

La riflessione 

Le informazioni contenute in questa premessa però spingono ad una riflessione scaturita anche e soprattutto dalla richiesta rivolta da "A Tutto Campo" ai propri lettori sulla pagina Facebook. In seguito alla domanda "Che ne pensate?" sono apparsi moltissimi commenti e, nella maggior parte dei casi, hanno messo in luce alcune critiche per niente benevole. La rilfessione che quindi abbiamo provato a fare, in virtù della decisione e delle perplessità avanzate, è la seguente. 

Se un giovane è bravo in prima squadra ci gioca a 16 anni

"Se un giovane è bravo in prima squadra- scrive Nicolò Giraldi - ci gioca già a 16 anni". L'affermazione non è né forte, né provocatoria. E' la reale rappresentazione di un dato di fatto supportato dalla convinzione, diffusa da sempre, tra quegli addetti ai lavori (non tutti) che possono dire di comprendere a fondo le dinamiche che regolano il mondo dei dilettanti. La scelta di "imporre" un giovane calciatore alle società (e soprattutto agli allenatori) si baserebbe sull'età e su un presunto desiderio societario di veder crescere il talento tra le mura di casa, magari per poi "rivenderlo" a prezzo maggiorato. Nonostante il sistema dei cosiddetti fuoriquota esista da molto tempo, il prossimo anno in Eccellenza dovranno giocare tre calciatori di 20, 19 e 18 anni, in Promozione scenderanno in campo tre "ragazzi" di 21, 19 e 18 anni, mentre per la Prima e per la Seconda rispettivamente saranno un "giovane" di 22 e uno di 23 anni. 

Le difficoltà

"Robe da non credere", in una sorta di mondo alla rovescia disegnato da ingranaggi decisionali che violentano la logica e, perché no, il buon senso. Il mondo dei dilettanti in Friuli Venezia Giulia non sta attraversando un momento particolarmente felice e tutto ciò è sotto gli occhi di tutti - lo stop ai campionati a causa del CoViD ha contribuito al dissesto finanziario delle società, provocando l'ennesima scossa di assestamento capace di distruggere i già precari equilibri della nobile arte del calcio protetto dai campanili di paese.  

Il futuro (non) è roseo

Nonostante la crisi, i sodalizi calcistici presenti in regione andranno avanti, cercheranno con tutte le risorse disponibili di iscriversi, portare a termine i campionati con impegno e di prendersi qualche soddisfazione. Ed è proprio in relazione a ciò che non si capisce il senso di una tale decisione. Proviamo a fare un esempio: i giovani che le società erano obbligate a schierare in campo, spesso (ma non sempre) godevano di un rimborso spese inferiore ai compagni di squadra - a meno di promesse "spinte" da scaltri procuratori pronti a tutto o affezionati alla bravura. 

Nel calcio a 23 anni non si può essere definiti giovani

Un calciatore a 23 anni non può essere definito giovane e il rimborso spese che potrebbe chiedere non dovrebbe essere inferiore a nessun altro. La questione non affonda le radici nella semantica, e forse neanche nel problema della "busta" a fine mese, figurarsi. Il "nodo" è un altro: con questa decisione si ribaltano i paradigmi di un mondo sportivo, all'insegna di una scelta che nulla ha a che vedere con il futuro. Qui, semmai, si fanno giganteschi passi indietro, attribuendo a calciatori di 23 anni lo status di "giovani". Quindi, non dovrebbe essere una questione di soldi. 

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Come tra gli Antipodi

L'ipotesi secondo cui, istituire l'obbligo di un "giovane" nel campionato di Seconda partirebbe dalla necessità di arginare l'emorragia che vede sempre più dilettanti trasformarsi in amatori, tentando di convincere a rimanere "in categoria" quei giocatori desiderosi di diminuire l'impegno, può avere senso ma, allora, andrebbe chiarito in maniera trasparente, analizzando dati alla mano il problema e non "spacciando" la scelta a guisa di di un modello di lungimiranza. Nossignori, se si vuole fermare questo "esodo" (sempre che abbia un impatto realmente pesante) allora c'è qualcosa che deve essere rivisto nel sistema e probabilmente, lo stesso presidente Canciani ne è a conoscenza. Sostenere il contrario sarebbe come attribuire capacità balistiche (sarebbe meglio definirle circensi) agli Antipodi, abitanti che secondo una credenza diffusa tra gli antichi Greci, popolavano un ipotetico territorio posto nell'emisfero australe e diametralmente opposto alla Terra: giocare a calcio a testa in giù è impossibile.  

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