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Domenica, 27 Novembre 2022
Basket

Sul tetto d'Europa: la nazionale femminile Basket sorde vince guidata da una friulana

Una vittoria speciale che porta con sé la firma del Fvg: ad allenare la nazionale che ha vinto gli Europei è infatti Sara Braida, di Cividale del Friuli

Un'altra vittoria in un anno speciale per lo sport italiano, ricco di coppe e soddisfazioni. Anche l’Italia femminile di basket sorde è Campione d’Europa, dopo la vittoria in finale contro la Russia 63-61. Un sogno straordinario – come si legge dal comunicato FSSI (Federazione Sport Sordi Italia) - che porta con sè anche un po' del nostro Friuli Venezia Giulia: allenatrice e coach della squadra è infatti la cividalese Sara Braida

Il video dell'inno d'Italia cantano anche nella lingua dei segni

L'emozione

Sara, che ora vive in Campania, in una precedente intervista rilasciata al blog "Il bello dello sport" aveva raccontato così il suo prima incontro con le ragazze della squadra. «L’emozione più grande, la prima è stato il loro primo canestro della mia gestione. Un silenzio totale nel palazzetto e loro che mimavano l’applauso. Una scena che mi è rimasta nel cuore».

Gli inizi con la Nazionale

«E pensare che tutto è iniziato quasi per caso, trovandomi al posto giusto nel momento giusto. Per me loro sono la reincarnazione dei valori dello sport». Sara Braida, classe 1982, ha un amore per il basket che risale a quando era bambina e giocava nella sua Cividale. L'incontro con la Nazionale risale a nove anni fa, quando due giornaliste lungimiranti e altrettanto appassionate, hanno visto in lei la persona adatta a dar corpo al sogno di una Nazionale di donne non udenti.
"Sono arrivata a Pesaro come giocatrice e lì ho conosciuto Beatrice Terenzi e Elisabetta Ferri, che erano le responsabili della comunicazione della squadra", ci racconta Sara. «Mi hanno vista giocare e mi hanno vista allenare e hanno pensato che potevo avere le doti umane giuste per il loro progetto». Il progetto era quello di creare una nazionale di ragazze sorde e, da nove anni, la coach di questa squadra è proprio Sara Braida. «Negli ultimi anni abbiamo raggiunto risultati importanti, come il bronzo olimpico che non sono le Paraolimpiadi perché la loro disabilità non è così "disabilitante", per così dire». La squadra veniva da due anni pesanti, perché la pandemia ha stoppato completamente la loro attività. «Non essendo riconosciute come professioniste, abbiamo dovuto interrompere completamente gli allenamenti e quindi prima di questo Europeo non sapevamo cosa avremmo trovato». Per questo la loro vittoria assume ancora più forza e rilevanza. «Questo Europeo, oltre la medaglia, è stato caratterizzato da un percorso umano meraviglioso: per me il bello è stato vedere il gruppo che si univa, tra società e giocatrici... la medaglia d'oro è stata solo la ciliegina sulla torta a coronamento di un lavoro lungo nove anni». E ora quel sogno è coppa europea, una vittoria importante per lo sport, ma per la vita in generale: un riscatto, un senso di squadra impareggiabile, un traguardo che per le ragazze della nazionale non ha prezzo. E Sara stessa, sui social, commenta con un inequivocabile "Ma cosa abbiamo fatto?" allegando al testo una serie di fotografie che testimoniano il successo delle "sue" ragazze.

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Sara Braida

Classe 1982, Sara è originaria di Cividale del Friuli e, nonostante lei ora viva per lavoro a Napoli, la sua famiglia si trova a Gagliano. «Il basket è una passione e una vocazione, mi sono sempre detta che devo fare ciò che mi fa stare bene e quindi riesco a vivere di sport, allenando diverse squadre». Nel 1994, a 12 anni, Sara si appassiona al basket e con il fratello che già praticava questo sport entra nella Longobardi basket Cividale. La società non ha però settore giovanile e la dirigenza la presenta alla pallacanestro femminile di Udine, l'allora Trudi. Dopo diversi anni a Udine, durante i quali conquista anche la promozione in A2, Sara gira letteralmente mezza Italia, fino ad arrivare a Pesaro, dove conosce anche Terenzi e Ferri. 

«La vera vittoria, per me, è vedere come queste ragazze abbiano realizzato l'impresa di sviluppare una nuova e diversa abilità a partire da una disabilità: nel momento in cui sono riuscite a praticare una sport e persino a raggiungere dei riconoscimenti, quello è stato il mio e il loro successo. Ora speriamo che la visibiltà che stiamo avendo ci aiuti a livello federativo e a dare il giusto valore anche al grande lavoro compiuto in questi anni», conclude Braida. 

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